Lorenzo negli Stadi 2015 – Ancona – Rassegna stampa

“Jovanotti negli stadi 2015” parte da Ancona: emozioni e autoironia

Jovanotti ha superato se stesso ieri sera, è quanto di più moderno, sorprendente e trascinante si possa immaginare oggi su un palco italiano. Lo show inizia con un film di sette minuti che sembra un minikolossal di fantascienza e lancia il nuovo stile di Lorenzo come un autoironico superman sbarcato sulla Terra dal futuro per salvare perdute emozioni. Il concerto è un continuo fuoco di artificio di idee, soprese visive, ritmi da discoteca, sguardi più intimi su squarci di vanità e apocalittiche visioni di mondi in trasformazione.

fonte: Repubblica.it


Jovanotti live, emozioni da cinema

Due ore e mezza di musica senza pause né diversivi, una trentina di canzoni appartenenti perlopiù all’ultima quindicina d’anni di produzioni di Lorenzo Cherubini alias Jovanotti. Uno schermo colossale alle spalle dei musicisti che ha la forma fumettistica di un fulmine che si scarica a terra. Suoni e immagini, sono questi gli ingredienti del nuovo concerto di Jovanotti. Due stanno, ma a elencarli tutti, con i riferimenti più o meno nascosti che comprendono, si potrebbe andare avanti per il tempo della durata del suo show.

Basti sapere che i primi sette minuti del concerto sono in realtà un cortometraggio, con protagonista Ornella Muti che risponde all’eterna domanda adolescenziale “I baci dei film sono veri?”, con una perla di saggezza che dà senso a tutto ciò che avviene dopo: “I baci sono sempre veri”. È un concerto di sentimenti, questo di Jovanotti negli stadi italiani, in cui il raziocinio esce sconfitto e il tema, se c’è un tema, è l’estate. Ovvero, “il più grande dono degli italiani all’umanità”, come si dice in uno dei pochissimi intermezzi parlati della serata.
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“Avevo voglia di fare un concerto di rock’n’roll, non teatro”, dice Jovanotti, ed è evidente che il lungo soggiorno americano degli ultimi anni l’ha cambiato, almeno un po’. “In un certo senso è così – ammette lui – in America, ma anche in Gran Bretagna, se sei un artista pop, fai l’artista pop, non hai bisogno di altre giustificazioni. È il pop è tanta roba, c’è dentro la vita, il sesso, la ribellione, il divertimento. Ecco, penso che dentro le canzoni ci sia già tutto, non c’è bisogno di dire altro”.

Altro, semmai, in questo caso lo dicono i video, bellissimi, molto diversi l’uno dall’altro, mai narrativi (”Trovo che raccontare storie che non siano quelle delle canzoni in questo concerto sia inutile e forse anche dannoso”), ispirati al mondo complesso e articolato dei cartoni animati: “Questa – racconta ancora Jovanotti – è stata una delle intuizioni iniziali. Ricordo, più di un anno fa, di aver detto a mia moglie: devo impostare il concerto intorno ai cartoni animati. Perché, mi ha chiesto, e io le ho detto che volevo raccontare la bambinizzazione della nostra società, la prima in cui ciò che piace a mia figlia piace anche a me”.

In realtà, pare che per la prima volta Lorenzo Cherubini alias Jovanotti si sia liberato da un certo sottile complesso di colpa tipico di chi ha avuto successo presto, e abbia dato libero sfogo al suo gusto per il pop e alla sua vastissima cultura nel campo. Senza bisogno di giustificarsi né di spiegarsi. Il risultato è un concerto di due ore e mezza che alterna momenti di puro stupore spettacolare ad altri più rilassati, una di quelle giostre che gli americani chiamano “tunnel dell’amore”, in cui le coppie di fidanzati entrano abbracciati per farsi colpire e spaventare da apparizioni improvvise o mostruose. E per finire naturalmente con un bacio: “Non lasciare la tua bocca senza baci” , raccomanda lui più volte al suo pubblico, e questa sembra essere la morale di tutta la storia.

fonte: La Stampa


Jovanotti ad Ancona fa ballare 30 mila spettatori

Nella prima allo stadio Del Conero svelati gli ingredienti che “il deejay che canta” torna a mixare: musica, cinema, televisione e cartoon in un grande spettacolo mozzafiato. E tra gli spalti balla pure Gianni Morandi

Lorenzo torna negli stadi e torna, per sua stessa ammissione, “un dj che si mette a fare il cantante”. E oltre a cantare mette in scena uno spettacolo pop che ricorda quello di artisti come Madonna e Michael Jackson, ma senza farne il verso bensì innovando. Fin dall’inizio: il concerto non comincia come sempre, ma con un corto di sette minuti impreziosito dalla partecipazione di Ornella Muti: “La più bella di tutte per quelli della mia generazione”, spiega Lorenzo.
La parola d’ordine è disordine, ma tutto in realtà è organizzato. Brani vecchi e nuovi si susseguono in un crescendo di ritmo e intervallati dai video.
Un successo? Sì, ma non scontato. Perché se è vero che basta un mix di sue canzoni per riempire gli stadi, altrettanto vero è che fare uno spettacolo è un altra cosa. “Prima ancora che la fase di ideazione dello spettacolo fosse finita, avevamo già venduto migliaia di biglietti”, spiega Lorenzo che poi ammette: “Potevamo fermarci, non lo abbiamo fatto”. Così nasce un’idea di concerto che si candida a diventare simbolo di questa estate canora: un progetto fatto di musica, di filmati, di passione. Perché per restare un “Ragazzo fortunato” bisogna metterci l’anima.

fonte: ilCentro


Jovanotti, al via il tour da Ancona: “Nel mio live come in un film

E’ un concerto ma ti tira dentro come un film grazie a un lavoro sui visual senza precedenti. Il tour di Jovanotti che ha debuttato ieri sera davanti ai 30.000 spettatori dello Stadio del Conero di Ancona ti porta davvero via con sé, come recita una delle sue canzoni. Quella con cui chiude peraltro una scaletta in crescendo di oltre due ore, che si apre con un vero e proprio film d 7 minuti ambientato nel futuro in cui la guest star Ornella Muti (“Per quelli della mia generazione è il massimo, la più bella”) invita Lorenzo a tornare nel 2015 e a ristabilire il disordine.

“Ti ricordi chi sei? Rimettiti l’armatura a specchio e torna li'”, dice la regina Muti fasciata in un abito rosso mentre la platea assiste in silenzio come in un drive in. “Mi divertiva l’idea di iniziare nel totale silenzio, l’esatto contrario dei concerti normali quando il pubblico urla all’unisono”. Ed è solo allora che Lorenzo fa il suo ingresso sul palco proprio con l’armatura che indossa sulla copertina del nuovo disco per intonare ‘Penso Positivo’, sfoggiando il primo di cinque cambi d’abito decisamente eccentrici e sfavillanti che lui stesso ha contribuito a studiare con Costume National e Valentino: pantaloni argento con frange laterali.

Ma questo è solo l’inizio. Questa volta Lorenzo, il ‘ragazzo fortunato’ di 48 anni, ha messo insieme uno spettacolo davvero mai visto in uno show di un cantante italiano: praticamente ogni brano della scaletta (26 più i bis) è accompagnato da un lavoro visuale che appare sul megaschermo alle spalle del palco che può essere paragonato ad un cortometraggio: “Ma ha un linguaggio volutamente più frammentato di quello cinematografico per non distogliere troppo l’attenzione dalla musica”, spiega Jova a fine concerto.

Ci sono i corti d’animazione (“L’idea iniziale, comunicata un anno fa in cucina a mia moglie, era di farli tutti cartoni, perché la mia è la generazione è la prima in cui i padri parlano lo stesso linguaggio dei figli e io volevo uno spettacolo che piacesse dai 4 ai 99 anni”) ma anche le citazioni cinematografiche (come le immagini di ‘The Other side’ di Roberto Minervini usate per raccontare l’emarginazione mentre Lorenzo canta ‘Fango’), documentaristiche (come gli scimpanzé di Nat Geo per raccontare ‘L’Alba’) e persino i fumetti (come l’incontro tra un gorilla e una bionda disegnato da Davide Toffolo, il cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che accompagna ‘Le tasche piene di sassi’). Poi addirittura c’eè Cartoon Network che ha creato per il tour un apposito episodio dell’amato ‘Ooo’ in cui ha proiettato Jovanotti. Qualcuno gli chiede: “Ma allora prima o poi farai un film?” E lui? “Me lo ha chiesto pure Muccino l’altro giorno ma credo proprio di no. Io ho un linguaggio più spezzato. Potrei fare solo un film psichedelico”, assicura Lorenzo.

Oltre alla Muti ci sono altre guest star che appaiono in varie forme in veste di ‘speaker’ invisibili o ‘annunciatori’ di brani o situazioni successive dello show, da Fiorello con capelli afro in versione anchorman da incontro di boxe prima di ‘Tutto acceso’ a Claudio Cecchetto dj nella radio del futuro del film iniziale, dalla voce di Filippo Timi che è un Siri-Leonardo da Vinci che cerca di spiegare a Lorenzo che non c’è modo di misurare la distanza tra passione e ragione prima di ‘Stella Cometa’ a Carlo Conti che gioca alla ghigliottina con Saturnino per arrivare ad indovinare il titolo di ‘Serenata rap’.

E poi ci sono le luci e gli effetti sempre più avveniristici. E ancora la forma del palco e delle passerelle a fulmine, così come lo schermo da 800 mq: “Il fulmine è il simbolo di questo lavoro perché è l’unione tra cielo e terra, energia, elettricità, rapidità, meraviglia, velocità, luce nella notte ma è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità, come il disegno sugli scatoloni che contengono vetro”). Un palco il cui disegno realizza “la ‘prima fila’ più lunga del mondo”, con una passerella a croce che Lorenzo percorrere in lungo e in largo con la consueta inarrestabile energia, grazie a un allenamento duro e costante. Quando il pubblico lo richiama per i bis Lorenzo risale sul palco in un completo di lattex nero e per l’arrivederci e il grazie indossa un mantello colorato da supereroe.

 

fonte: adnkronos


Jovanotti tra kolossal e cartoons: trionfa con uno show “per bambini di ogni età”

 

Uno spettacolo che travolge, con una produzione imponente degna dei migliori show delle star internazionali. Ma anche un concerto che stupisce e affascina con (apparente) semplicità unendo più generazioni in un immaginario che attinge dalla fantascienza ma soprattutto dal mondo dei cartoni animati. Lorenzo voleva fare uno spettacolo per “bambini di ogni età, dai 4 ai 99 anni”: obiettivo centratissimo. Uno show con più livelli di fruizione, che permette di lasciarsi andare solo alla musica così come di farsi coinvolgere dai curatissimi visual, in alcuni casi cartoons, in altri videoclip con ospiti come Fiorello, Carlo Conti e Ornella Muti. E con un palco solo all’apparenza minimale, pensato apposta per permettere a Jova di esprimere tutta la propria esuberanza fisica con il maggior contatto possibile con il pubblico: di fatto tutto passerella, da quella principale su cui è posta la band, alla seconda che si protende per quasi tutto il prato dello stadio in larghezza. A fare la differenza è l’enorme schermo a forma di saetta che fa da fondale. Da quello si proietta tutto, dalle riprese del live ai visual agli effetti luci e laser che spesso vanno a comporre architetture virtuali in 3D.

L’avvio è più da cinema all’aperto che da concerto, con quasi cinque minuti di cortometraggio dove un Lorenzo che cucina hamburger bisunti in un fast food di un futuro stile “Blade Runner”, viene invitato da una Ornella Muti versione ologramma a tornare nel passato. Il Jova del 2184 mette nel lettore un bluray del concerto di Ancona 2015 e lo spettacolo dallo schermo si accende sul palco. Avere un nuovo album con 32 pezzi conta poco quando si ha nel taschino un attacco killer come “Penso positivo”. I 30mila dello stadio del Conero vengono subito scossi da una versione travolgente di un brano che non patisce per nulla i 21 anni di età. Prima di “Tutto accesso” sullo schermo Fiorello in versione Don King, con pettinatura afro, sprona il pubblico, ma in realtà non ce n’è bisogno. “Attaccami la spina” picchia duro con un finale tutto batteria e percussioni con il suono effettato in tempo reale da Lorenzo con un pad, grazie a una delle innovazioni tecnologiche di questo tour. “L’alba” fa tirare il fiato mentre con “La scintilla” le atmosfere si fanno cupe. Solo la calma prima della tempesta, perché “Sabato” fa ballare ma all’attacco de “Il più grande spettacolo dopo il big bang” è come se lo stadio esplodesse di entusiasmo.

Se i brani da “Lorenzo 2015 cc” sembrano presi con il contagocce è solo perché le proporzioni sono falsate dalla lunghezza dello spettacolo e dell’album: alla fine i pezzi nuovi saranno 7 su 29 e spiccioli (visto la presenza anche di un mini medley). “Bella” è una ventata di aria fresca, l’infilata “Stella cometa”, “Ora” e “Fango” abbassa un po’ il ritmo e mostra il lato più complesso di Lorenzo. Perché il concerto è una festa ma dove si cerca di far muovere insieme gambe e cervello. “L’ombelico del mondo” permette alla band di dispiegare tutta la propria potenza di fuoco: c’è un momento di gloria per tutti, dal basso di Saturnino alla sezione fiati. Per batteria e percussioni ca va sans dire. Nel frattempo Lorenzo ha cambiato abito per la quarta volta, sfoggiato turbante e gonnellino. Perfettamente in linea con un gruppo il cui stile è una coloratissima anarchia, dall’indiano al samurai orientale passando per gli abiti di taglio elegante in stile big band anni 50. C’è tanta Africa e tanto Sudamerica nei ritmi e nelle sonorità con cui i pezzi sono stati riarrangiati, ma questi convivono con suoni elettronici, beat e synth che in alcuni casi (come in “Non mi annoio”) asciugano rispetto alle versioni originali.

Parentesi estiva, con “L’estate addosso”, fresco nuovo singolo, ed “Estate”, con atmosfere caraibiche e tutto il pubblico a cantare. Intanto sullo schermo passa un cartone della serie Adventure Time realizzato apposta per il tour, con tanto di Lorenzo inserito tra i personaggi. Se “Le tasche piene di sassi” vince a mani basse all’applausometro, “Serenata rap” va sul podio del brano più stravolto nel mood. Il rap resta nelle rime di Jova, ma l’arrangiamento è meno asciutto, con tastiere e piano in maggiore evidenza rispetto all’originale.

Difficile trovare oggi in Italia altri artisti con l’ampiezza di gamma stilistica di Lorenzo. La possibilità di passare dal rap all’elettronica europea, dalla salsa alla ballata pianistica romantica, rimanendo sempre credibile e coerente con se stesso è plasticamente dimostrata dallo show. Così “Tensione evolutiva” si dà il cambio con “Mezzogiorno” che lascia il posto a “Ragazzo fortunato” per il finale del set. Mondi opposti, atmosfere e sonorità diversissime che pure vanno a braccetto e non stridono tra di loro ma si completano. I bis sono studiati con un perfetto crescendo: abbassa la temperatura con la romantica “A te”, la ballad “Gli immortali” cantata in mezzo al pubblico, dispiega la rampa di lancio su cui far decollare lo scatenato epilogo di “Ti porto via con me”, con tanto di mantellina da supereroe indosso. Perché per reggere uno spettacolo così, un po’ di super poteri bisogna averli.

fonte: tgcom24


Dal 2184 al presente con Jovanotti

Un po’ supereroe stile Capitan America, con tanto di mantello e scarpe con le alette sulle caviglie, un po’ cowboy del futuro con giacca e pantaloni scintillanti, Jovanotti, dopo il successo del 2013, si ripresenta negli stadi. A modo suo. Con uno spettacolo potente, colorato, divertente. In qualche modo anche esagerato e inaspettato. Uno show che è riduttivo definire concerto e che diventa film, cartone animato, spettacolo a 360 gradi. Uno sforzo tecnologico e produttivo non indifferente, che ha avuto bisogno di un anno per essere messo in piedi.

«Gli americani lo definirebbero “larger than life” – ha detto entusiasta Lorenzo, sabato sera subito dopo il debutto ad Ancona –. Tutto ruota intorno all’idea di estate, dalle canzoni all’atmosfera di leggerezza e divertimento; fino ai cartoni animati, che sono stati l’intuizione iniziale. L’ho immaginato così perché mi interessava l’idea della “bambinizzazione” del mondo, di una generazione, la mia, che condivide tanto con i figli, molto di più di quanto non facessero i nostri genitori con noi».

Il risultato sono due ore e mezzo di spettacolo ad alto livello, con inserti visual che rimandano ai video dei Pink Floyd, ai film di Stanley Kubrick, a Guerre Stellari, alle produzioni anni 80 dei concerti dei Rolling Stones. «È vero, ci sono citazioni nascoste e riferimenti continui perché il mio immaginario è di cose viste e sentite che mi sono rimaste dentro. Mi nutro di quello», dice ancora Jovanotti. Il via al concerto lo dà un corto, 7 minuti che da un immaginario 2184 ci riportano ad oggi e che sabato ha lasciato di stucco i 30mila del Conero.

«È strano iniziare un concerto con un film, ma volevo far provare a questi ragazzi che non l’hanno mai vissuta, l’emozione del cinema all’aperto. E la reazione è stata quella che speravo. Non volevo raccontare una storia, ma farli entrare in un tunnel e non farli uscire fino alla fine». La musica prima di tutto però, malgrado il passo verso il cinema: «Non ho il talento narrativo per tenere in piedi una storia. Io procedo per frammenti, come un dj».

Prossima tappa, Milano, il 25, 26 e 27 giugno: «Uno sforzo notevole, nessuno lo hai mai fatto prima.. speriamo di reggere».

fonte: LaRegione Ticino


‘Uno show che viene dal futuro’

“Lo show nasce nel 2184 ed è la mia idea di ‘rock’n’roll show’ oggi. Rispetto al 2013, lo spettacolo è molto più tirato, è un ‘action poetico’ che punta dritto alla leggerezza, ha molto a che fare con la mia infanzia e con il senso di stupore e di coinvolgimento che si prova prima di confrontarsi con il mondo reale, quello delle furbizie e del retropensiero. Per ampliare il senso del discorso, dico che questo spettacolo ha a che fare con l’infanzia del rock, con i processi di formazione e con una parola chiave che mi sta a cuore frequentare: l’ingenuità. Come canto ne ‘Gli immortali’, ‘Ho salutato la gioventù per ritornare bambino’”.

Tutto il lavoro di ideazione e progettazione del “Lorenzo negli Stadi 2015″ è cominciato più di un anno fa, quando Lorenzo ha iniziato le prime riunioni con i suoi collaboratori: “All’inizio della scrittura dello spettacolo, mentre registravo i demo di Lorenzo 2015, è nato il desiderio di voler realizzare un grande show per bambini di ogni età, dai 4 a 99 anni. Nel tempo le intenzioni si sono modificate ma è rimasta la spinta di base, quella di voler divertire ed emozionare evocando l’essere umano che è in noi, che si stupisce, si anima, si emoziona, si diverte, si eccita, si arrabbia, si rigenera, ama”, racconta Jovanotti, “La prima riunione per immaginare il palco di quest’anno l’abbiamo fatta a giugno del 2014. Siamo passati attraverso innumerevoli bozzetti per arrivare al definitivo. Volevo uno spazio scenico che mi permettesse di fare uno show grande ma non ‘pesante’, volevo dare immediatamente l’idea di movimento, di velocità, di energia, di modernità e che potesse portami in diversi punti dello stadio in modo da non avere mai un ‘centro’ e nemmeno un frontepalco. Abbiamo in pratica la ‘prima fila’ più lunga del mondo, tutto il prato è in prima fila”.

Un grande lavoro si nasconde anche dietro ai costumi di scena, tutti originali e disegnati apposta per lo spettacolo, come racconta Lorenzo: “Raccontano un mondo di storie frullate e sparate nello spazio. L’astronauta, l’indiano, la rockstar, il western-samurai, l’apprendista supereroe, lo stregone ritmico, i soldati della ‘forza’, Mr. T jamaicano. Il nostro input è stato quello di spingersi in avanti il più possibile, di andare oltre il concetto di abito tradizionale verso qualcosa di molto iconico che stesse sul confine tra molto mondi: i piloti di motocross acrobatico, la fantascienza, il fumetto, la periferia urbana, la provincia, l’Africa, Burning Man, Moebius, Mad Max e via dicendo”.

Al pubblico è affidato il ruolo di co-protagonista dello show: “Il pubblico partecipa ad una grande festa e lo scopo è che si lasci andare. Ho eliminato le proposte che prevedevano l’uso di app per cellulari o cose simili che invitassero ad interagire il pubblico, proprio perché il massimo, per me, è che il pubblico si dimentichi anche di averlo in tasca, e viva un’esperienza diretta, non mediata da nulla, come ormai è diventato molto raro vivere, immersi come siamo nel flusso delle informazioni e della rete. Voglio che il mio spettacolo non dia informazioni ma emozioni, non provochi ma evochi, non commenti ma racconti, non esprima nulla ma sia qualcosa”, dice a tal proposito il Cherubini.

Nel preshow, Lorenzo ha voluto dare a giovani professionisti la possibilità di esibirsi nei pomeriggi con un loro personale DJ set (uno per ciascun concerto). A Salmo, invece, definito “uno dei rapper più interessanti del panorama dello spettacolo italiano”, Jovanotti ha affidato il compito di “accompagnare il pubblico al più grande spettacolo dopo il big bang”.

fonte: QuiCosenza


29 canzoni nella scaletta del tour 2015 di Jovanotti

È una scaletta lunga 29 canzoni quella che Jovanotti regala ai fan nel nuovo tour 2015 negli stadi. Un quarto dei brani sono tratti dal nuovo disco Lorenzo 2015 cc, il resto dello spazio (e del tempo) è dedicato ai successi della carriera del cantautore romano senza dimenticare nessuna delle diverse fasi che ha attraversato la sua ricerca musicale.

Si apre e si chiude infatti con due pezzi del Lorenzo prima maniera, quello di Penso positivo e Ragazzo fortunato, prima di lasciare il campo a A te, Gli immortali e Ti porto via con me, le tre canzoni con cui lui e la sua band salutano definitivamente il pubblico.

fonte: OnStageWeb | gallery.


Lorenzo negli stadi 2015: «Basta parole, il pop è tanta roba»

È partito da Ancona il tour estivo di Jovanotti. Tra luci psichedeliche, colori sgargianti e costumi spettacolori. «Ho voluto ispirarmi al mondo dei cartoni animati e raccontare la bambinizzazione del mondo», spiega lui, che sul palco ha portato pure Fiorello e Carlo Conti

«Ristabilisci il disordine. Urla, canta, grida fino a stonare». Catapultato sul palco del Conero, tra fumi e luci accecanti, Jovanotti invoca la sregolatezza della passione aprendo il Lorenzo negli stadi 2015. «Dovessi trovare un tema a questi concerti – spiega quando ormai è notte inoltrata – Credo sarebbe l’estate. In cuor mio sento che questa stagione, inaugurata con la serata di ieri, è il più grande contributo degli italiani al mondo».

Così, seguendo le congetture di Lorenzo Cherubini, gli schermi dietro di lui si fanno carichi di gelati marcianti, la cui posa, rubata ai martelli dei Pink Floyd, cede il passo a colori sgargianti e simboli frenetici, capaci di susseguirsi per due ore e mezza. Tanto dura lo spettacolo di Jovanotti, privo di parole e carico di musica. «Avevo pensato di fare un monologo, poi ho pensato che di fare teatro non avevo voglia», continua lui, raccontando l’America e il viaggio che, una volta per tutte, gli ha insegnato che «il rock’n’roll non ha bisogno che di se stesso, che il pop è pop. È sesso, vita, ribellione e divertimento. Il pop è tanta roba ed è già raccontato nelle mie canzoni». Ventinove in tutto: grandi successi (Ragazzo fortunato, L’ombelico del mondo) e nuove hit (Sabato, L’estate addosso). «Lo spettacolo è lungo ma, credetemi, per riassumere tutti e gli 15 album ho dovuto tagliare molto il mio repertorio», ammette Jova, che sul palco non ha voluto altro che la sua band e una spalla nuova, «un po’ cartoon, un po’ Rolling Stones anni Ottanta».
Protagonista della tappa marchigiana di Lorenzo negli stadi è infatti uno schermo. Sfavillante, enorme, la forma di una saetta. «Ho voluto giocarmi la carta dei filmati, catapultare il mio pubblico in un tunnel psichedelico e coinvolgente. Folgorante», azzarda tentando di descrivere in una parola le due ore di immagini che accompagnano lo show. «Senza raccontare storie, perché la musica parla da sé».Ornella Muti, Fiorello, Carlo Conti e la ghigliottina («L’ho messa perché sono un campione. Andassi all’Eredità vincerei un sacco di soldi»), il bassista Saturnino: ogni tanto la musica tace, le luci si spengono e protagonisti dello spettacolo diventano i riflessi degli amici di Jovanotti. Tra giochi e dialoghi che portano a parlare persino il palco, meccanico testimone dei salti di Lorenzo, del suo entusiasmo e delle sue corse. «Ci ho provato a muovermi, ma i costumi non me lo hanno permesso», se la ride lui che per Lorenzo negli stadi 2015 ha voluto look ispirati agli indiani d’America («Li ho conosciuti ad Albuquerque, quando sono andato in pellegrinaggio a visitare i luoghi di Breaking Bad e mi sono trovato in mezzo al loro raduno nazionale»), ai Kiss («I pantaloni parevano gomma, muoversi era impossibile») e ai supereroi.

«Ho voluto un mantello, una giacca di Swarovski, pesava 15 chili. Però mi era necessaria: ho voluto ispirarmi al mondo dei cartoni. È una cosa che ho deciso un anno fa. Sono entrato in cucina e ho detto a mia moglie Francesca: «Voglio portare lo stile di Cartoon Network e di Adventure Times sul palco, voglio raccontare la bambinizzazione del mondo». Mi sono reso conto che la mia è la prima generazione a condividere interessi socioculturali con i propri figli», conclude Jovanotti che iper l’apertura ha scelto un filmato di sette minuti. «Arriva dal futuro, dal 2184, quando l’eccessivo ordine ha castrato le anime e soffocato il divertimento. È stato un azzardo alla 007, una sfida che spero sia stata apprezzata».

E spera bene, perché gli occhi del suo pubblico Jova li ha visti ieri sera: ha visto i ragazzi cresciuti con lui, «con le barbe ormai bianche e le figlie in braccio», e ha visto i teenagers, «segno che non sono poi così vecchio e che, forse, un giorno salirò sul palco a 70 anni. Come Mick Jagger».

fonte: Vanity Fair


Jovanotti, arriva dal futuro il ‘Lorenzo negli stadi 2015’: ‘E’ il mio show per bambini dai 4 ai 99 anni’

Rispetto al 2013, lo spettacolo è molto più tirato, è un ‘action poetico’ che punta dritto alla leggerezza, ha molto a che fare con la mia infanzia e con il senso di stupore e di coinvolgimento che si prova prima di confrontarsi con il mondo reale, quello delle furbizie e del retropensiero. Per ampliare il senso del discorso, dico che questo spettacolo ha a che fare con l’infanzia del rock, con i processi di formazione e con una parola chiave che mi sta a cuore frequentare: l’ingenuità. Come canto ne ‘Gli immortali’, ‘Ho salutato la gioventù per ritornare bambino'”.

Tutto il lavoro di ideazione e progettazione del “Lorenzo negli Stadi 2015” è cominciato più di un anno fa, quando Lorenzo ha iniziato le prime riunioni con i suoi collaboratori: “All’inizio della scrittura dello spettacolo, mentre registravo i demo di Lorenzo 2015cc, è nato il desiderio di voler realizzare un grande show per bambini di ogni età, dai 4 a 99 anni. Nel tempo le intenzioni si sono modificate ma è rimasta la spinta di base, quella di voler divertire ed emozionare evocando l’essere umano che è in noi, che si stupisce, si anima, si emoziona, si diverte, si eccita, si arrabbia, si rigenera, ama”, racconta Jovanotti, “La prima riunione per immaginare il palco di quest’anno l’abbiamo fatta a giugno del 2014. Siamo passati attraverso innumerevoli bozzetti per arrivare al definitivo. Volevo uno spazio scenico che mi permettesse di fare uno show grande ma non ‘pesante’, volevo dare immediatamente l’idea di movimento, di velocità, di energia, di modernità e che potesse portami in diversi punti dello stadio in modo da non avere mai un ‘centro’ e nemmeno un frontepalco. Abbiamo in pratica la ‘prima fila’ più lunga del mondo, tutto il prato è in prima fila”.
Le luci sono curate dal canadese Andrew J Pen, al fianco di Jovanotti dall’era “Safari”, e incorniciano il palco colorato e dalla grande estensione. Lo schermo di 800 mq è a forma di fulmine e ha un’alta definizione con una nuova tecnologia 4K: “Ho scelto il fulmine perché è contemporaneamente il passaggio tra il cielo e la terra, energia, elettricità, rapidità, meraviglia, velocità, luce nella notte ma è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità che, dinamica e pericolosa, dichiara uno stato di assoluta precarietà delle cose”, spiega a proposito della scenografia il cantautore, “avevo in mente i grandi palchi dei concerti che mi hanno fatto impazzire, i giganteschi spazi degli U2, o gli spettacoli come quelli di Springsteen, e quella cosa che riesce a trasformare uno stadio in uno spazio intimo dove è possibile il contatto”.

Un grande lavoro si nasconde anche dietro ai costumi di scena, tutti originali e disegnati apposta per lo spettacolo, come racconta Lorenzo: “Raccontano un mondo di storie frullate e sparate nello spazio. L’astronauta, l’indiano, la rockstar, il western-samurai, l’apprendista supereroe, lo stregone ritmico, i soldati della ‘forza’, Mr. T jamaicano. Il nostro input è stato quello di spingersi in avanti il più possibile, di andare oltre il concetto di abito tradizionale verso qualcosa di molto iconico che stesse sul confine tra molto mondi: i piloti di motocross acrobatico, la fantascienza, il fumetto, la periferia urbana, la provincia, l’Africa, Burning Man, Moebius, Mad Max e via dicendo”.
Al pubblico è affidato il ruolo di co-protagonista dello show: “Il pubblico partecipa ad una grande festa e lo scopo è che si lasci andare. Ho eliminato le proposte che prevedevano l’uso di app per cellulari o cose simili che invitassero ad interagire il pubblico, proprio perché il massimo, per me, è che il pubblico si dimentichi anche di averlo in tasca, e viva un’esperienza diretta, non mediata da nulla, come ormai è diventato molto raro vivere, immersi come siamo nel flusso delle informazioni e della rete. Voglio che il mio spettacolo non dia informazioni ma emozioni, non provochi ma evochi, non commenti ma racconti, non esprima nulla ma sia qualcosa”, dice a tal proposito il Cherubini.

Nel preshow, Lorenzo ha voluto dare a giovani professionisti la possibilità di esibirsi nei pomeriggi con un loro personale DJ set (uno per ciascun concerto). A Salmo, invece, definito “uno dei rapper più interessanti del panorama dello spettacolo italiano”, Jovanotti ha affidato il compito di “accompagnare il pubblico al più grande spettacolo dopo il big bang”.
Il concerto si apre con un film scritto da Lorenzo in collaborazione con i registi Antonio Usbergo e Niccolò Celaia (che insieme a Salmo avevano diretto il videoclip di “Sabato”), con Carlo Zoratti e con Francesco Piccolo, e alle riprese ha preso parte anche Ornella Muti: “E’ una Diva, l’ho voluta come meravigliosa regina nel film di inizio concerto”, dice Jova a proposito della partecipazione dell’attrice. Nel film compaiono anche Claudio Cecchetto (che apre lo show nel ruolo del dj che parla alla radio nell’anno 2184), Fiorello (in versione “Super Fiorello”), Carlo Conti (in una surreale versione del suo popolare quiz) e Filippo Timi (che ha dato la voce ad un magico Siri/Leonardo Da Vinci). La scaletta si compone di un totale di 29 brani: ci sono classici quali “Penso positivo”, Bella”, “Serenata rap”, “Mezzogiorno”, “L’ombelico del mondo” e “A te”, unitamente a brani pescati dal passato prossimo come “Il più grande spettacolo dopo il big bang”, “Estate”, “Le tasche piene di sassi”, “Tutto l’amore che ho” e “La notte dei desideri” e canzoni tratte dall’ultima prova del cantautore, da “Tutto acceso” a “Gli immortali” passando per “L’alba”, “Sabato”, “Musica” e il nuovo singolo “L’estate addosso”.

Ad affiancare Lorenzo, sul palco, c’è la band che lo ha accompagnato negli ultimi tre tour (una sola new entry, quella del ventenne chitarrista Danny Bronzini): “Ho riconfermato la band dei miei ultimi tour con l’aggiunta di una chitarra, il giovane Danny Bronzini. Amo questa band, non ho mai ascoltato niente di così potente compatto e versatile in giro”, spiega a proposito del gruppo il cantautore, “questo gruppo di musicisti ha debuttato con me negli stadi due anni fa e già allora è stata una grande esperienza, ma sentivo che avrebbe potuto dare ancora di più se l’avessi tenuta insieme, e dalle prove di queste giorni ne ho la conferma, siamo una squadra da campionato mondiale, schemi perfetti che lasciano spazio all’invenzione di ognuno dei fuoriclasse. Il massimo della tecnologia con il massimo del cuore”. In merito al suono, curato da Pino “Pinaxa” Pischetola, poi, Jova aggiunge: “Questa band mi permette di avere un sound eclettico sempre molto potente, sia nella atmosfere spinte, che quest’anno ho voluto che fossero la maggioranza, che in quelle rarefatte e intime. Abbiamo introdotto una novità per la prima volta in assoluto in un concerto live: tutto il suono della band passa attraverso un filtro di quelli che usano i DJ che permette a Pinaxa e a me dal palco di manipolare e postprodurre il suono in diretta come se fosse un disco di vinile. L’effetto è una figata e lo utilizziamo nei break ritmici dei pezzi più tirati”.

fonte: Rockol.it


Ancona, Jovanotti diventa supereroe, in delirio i 30mila allo stadio Del Conero

Ancona, anno 2184. Jovanotti ritorna al futuro, con una bordata di suoni e immagini. Lorenzo sbanca il Del Conero alla prima del tour nazionale, con 30 mila presenze.

Due ore e mezzo di spettacolo ad alto livello, con inserti visual («volevo far vivere a questi ragazzi l’idea di un cinema all’aperto, non raccontare una storia ma farli entrare in un tunnel») che la fanno da padrone e camei – video e audio – di colleghi come Ornella Muti, Carlo Conti, Fiorello, Filippo Timi, Claudio Cecchetto.

fonte: ilMessaggero


Jovanotti, è partito da Ancona lo show ‘larger than life’ che diventa un cartone animato

Il cantante felice del suo nuovo spettacolo negli stadi: ‘Lo spettacolo per me è sentirvi addosso a me, guardarvi negli occhi, sentire la festa che esplode’

Potente, colorato, divertente. Jovanotti gioca un po’ al supereroe un po’ al cowboy del futuro con i costumi che lui stesso ha collaborato a disegnare, su un palco che si espande, si allunga e riesce a raccogliere il pubblico in un ipotetico grande abbraccio. “Volevo dare immediatamente l’idea di movimento, di velocità, di energia, di modernità e che potesse portami in diversi punti dello stadio in modo da non avere mai un “centro” e nemmeno un frontepalco. Abbiamo in pratica la “prima fila” più lunga del mondo, tutto il prato è in prima fila”

fonte: TvZap


Jovanotti: “Live poetico per chi ha dai 4 a 99 anni”

“Questo spettacolo è molto più tirato, è un action poetico che punta dritto alla leggerezza, ha molto a che fare con la mia infanzia”, così Lorenzo Jovanotti descrive il suo nuovo tour.

“Questo spettacolo ha a che fare con l’infanzia del rock, – spiega Lorenzo – con i processi di formazione, e con una parola chiave che mi sta a cuore frequentare ‘l’ingenuità’ che oggi considero un valore. Tutto è frullato e rimescolato, ogni riferimento è sul crinale di un altro riferimento. Naturalmente il sottotesto deve sparire nella messa in scena,  tutta la complessità della realizzazione scompare quando parte lo spettacolo, il pubblico partecipa ad una grande festa e lo scopo è che si lasci andare. Ho eliminato le proposte che prevedevano l’uso di app per cellulari o cose simili che invitassero ad interagire il pubblico, proprio perché il massimo, per me, è che il pubblico si dimentichi anche di averlo in tasca, e viva un’esperienza diretta, non mediata da nulla, come ormai è diventato molto raro vivere, immersi come siamo nel flusso delle informazioni e della rete. Voglio che il mio spettacolo non dia informazioni ma emozioni, non provochi ma evochi, non commenti ma racconti, non esprima nulla ma sia qualcosa. Questa è la mia idea per io mio rock’n’roll show “di oggi.

fonte: rtl.it


Jovanotti, da Peter Pan a supereroe

Un po’ supereroe stile Capitan America, con tanto di mantello e scarpe con le alette sulle caviglie, un pò cowboy del futuro con giacca e pantaloni scintillanti e «frangiati», Jovanotti, dopo il successo del 2013, si ripresenta negli stadi. A modo suo.

Con uno spettacolo potente, colorato, divertente. In qualche modo anche esagerato e inaspettato. Uno sforzo tecnologico e produttivo non indifferente, che ha avuto bisogno di un anno di tempo per essere messo in piedi. «Gli americani lo definirebbero ‘larger than lifè – spiega entusiasta Lorenzo, a caldo e ancora carico di adrenalina e entusiasmo, ieri sera, subito dopo il debutto ad Ancona -. Tutto ruota intorno all’idea di estate, dalle canzoni all’atmosfera di leggerezza e divertimento, e ai cartoni animati che sono stati l’intuizione iniziale. L’ho immaginato così, legato al mondo dei cartoon, perchè mi interessava l’idea della ‘bambinizzazionè del mondo, di una generazione – la mia – che condivide tanto con i figli, molto di più di quanto non facessero i nostri genitori con noi».

Il risultato sono due ore e mezzo di spettacolo ad alto livello, con inserti visual (affatto marginali) che rimandano ai video dei Pink Floyd, ai film di Stanley Kubrick, alla saga di Guerre Stellari, alle produzioni anni ’80 dei concerti dei Rolling Stones. «È vero, ci sono citazioni nascoste e riferimenti continui perchè il mio immaginario è di cose viste e sentite che mi sono rimaste dentro. Mi nutro di quello», dice ancora Jovanotti che, con quell’aria da Peter Pan scanzonato, una volta ancora ha voluto sperimentare, provare, divertirsi.

Il via al concerto lo dà un corto, 7 minuti che da un immaginario 2184 ci riportano ad oggi e che lasciano di stucco e in silenzio i 30 mila del Conero. «È strano iniziare un concerto con un film, ma volevo far provare a questi ragazzi che non l’hanno mai vissuta, l’emozione del cinema all’aperto. E la reazione è stata quella che speravo. Non volevo raccontare una storia, ma farli entrare in un tunnel e non farli uscire fino alla fine».

In scaletta, 29 brani, compresi un medley e 3 bis. «C’è tanta roba, e tanta roba manca. Per forza, con 15 dischi!», scherza il folletto di Cortona che ha inserito solo 7 brani del nuovo album «Lorenzo 2015 cc». «È un tour estivo, la gente deve divertirsi, non volevo esagerare con le canzoni nuove, anche se ci sono dei cambi di emozione.

Poi se ci saranno date invernali vedremo se rifare la scaletta. Di sicuro, intanto, porto la produzione all’estero: tra novembre e dicembre faremo delle date in Europa». Tra un brano e l’altro (si parte subito forte con Penso Positivo, Tutto Acceso e Attaccami la spina, per poi rallentare verso metà concerto, quando fanno la loro comparsa i brani più romantici, e riprendere nel finale con la chiusura prima del ritorno sul palco di Ragazzo Fortunato, «la mia canzone preferita»), anche qualche cameo (video o solo audio) a sorpresa: Ornella Muti-principessa Leila in ologramma, Fiorello nelle vesti di un presentatore di incontri di box anni ’50, Carlo Conti impegnato in una ‘ghigliottina’ con il bassista di sempre Saturnino per introdurre Serenata Rap, Filippo Timi e Claudio Cecchetto, voci fuori campo che interagiscono con Jovanotti. E lui che corre, canta, balla, ringrazia senza tanti discorsi («le parole non servono»), non si ferma mai su quel palco incredibilmente grande che riproduce una saetta e sembra espandersi, allargarsi a dismisura per raccogliere tutto il pubblico in un ipotetico grande abbraccio. «Volevo dare immediatamente l’idea di movimento, di velocità, di energia, di modernità in modo da non avere mai un »centro« e nemmeno un frontepalco. Abbiamo in pratica la ‘prima filà più lunga del mondo, tutto il prato è in prima fila». E il pubblico quell’abbraccio lo ha ricambiato, cantando a squarciagola e saltando (compreso Gianni Morandi, colto a ballare sugli spalti con la moglie, mentre più defilato è rimasto Gabriele Muccino). «La cosa che mi piace è che c’è ricambio nel pubblico, c’è chi mi ha sempre seguito, ma anche i ragazzini, vuol dire che non sono un artista generazionale». La musica, dunque prima di tutto, anche se gli esperimenti tentati nel concerto lascerebbero pensare a un avvicinamento al cinema: «No, non ho il talento narrativo per tenere in piedi una storia. Io procedo per frammenti, come un dj».

fonte: OnlineNews


Jovanotti, carosello superpop con l’estate addosso

Basta sedersi nello smisurato drive-in in cui un mega schermo da 900 metri quadri trasforma lo stadio nel momento in cui parte il filmato introduttivo dello show, per capire che questo show costruito da Lorenzo “per bambini dai 4 ai 99 anni” altro non è che la realtà aumentata delle sue fantasie. Quando nella pizzeria di una cupa metropoli del 2184 in cui “l’ordine ha ucciso le anime” gli compare davanti Ornella Muti in ologramma per affidargli la corazza specchiata con cui tornare indietro nel tempo “…a ristabilire il disordine”, “Jo” si trasforma agli occhi della sua tribù (che balla) nel liberatore ad alto volume di “Penso positivo”.

“Ho voluto iniziare con un teaser alla 007, in cui i primi cinque minuti contengono già tutto il film” spiega poi a luci spente, affondando la forchetta nel meritato risotto alla marinara. “Uno schermo così grande e totalizzante agevola il desiderio di sfilarmi dai panni di narratore per dare spazio attraverso le immagini ai sentimenti e ai pensieri che stanno dietro alle canzoni”.

Arte di massa, che rifugge mediazioni di qualsiasi tipo per lasciare libero il fan di leggerci quello che crede, un po’ come l’Andy Warhol dei barattoli di zuppa di pomodoro Campbell. “Non mi sono mai sentito un cantante puro, ma piuttosto uno che realizza idee; un art director… un po’ come Madonna”. Sullo schermo un incontenibile Fiorello si atteggia a Don King per presentarlo come fosse un campione dei mediomassimi, Carlo Conti ospita il fedele Saturnino al tavolo de “L’eredità” per svelare il titolo di “Serenata rap”, Filippo Timi presta la voce a Leonardo per indagare sulle misure che separano il mondo (“149 km la distanza tra la Tunisia e Lampedusa”), ammettendo però di non essere mai riuscito a misurare la distanza tra passione e sentimento, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti illustra davanti all’occhio della telecamera il “Dialogo tra una bionda e un gorilla”.

Un mondo semplice, fatto di suoni, visioni e situazioni che lasciano fuori dalla porta quella politica scesa in campo con polemiche urticanti per la sua partecipazione assieme alle più influenti personalità internazionali al summit segreto sul futuro del pianeta organizzato da Google in Sicilia, descritto da alcuni come un forum sul nuovo ordine mondiale, una specie di Gruppo Bilderberg in versione aggiornata.

“Quando hai 15 dischi alle spalle sei costretto a tenere fuori molte cose” ammette “Jo”, che in scaletta tiene solo 7 brani dell’ultimo album “Lorenzo 2015 cc” perché “d’estate negli stadi la gente vuol divertirsi e ballare le hit, se ci saranno date invernali (ci saranno, ci saranno; tra ottobre e dicembre, ma prima bisogna vendere i biglietti degli stadi – ndr) rifarò la scaletta. Di sicuro, intanto, in autunno terrò alcuni concerti in Europa”.

In scena la stessa band del tour negli stadi di due anni fa, trascinata dal basso di saturnino, dalla chitarra di Riccardo Onori e dalle tastiere di Cristian Rigano (“in scena è vestito da astronauta, per questo lo chiamiamo Cristoforetto”), irrobustita dal chitarrista pisano Danny Bronzini. Tra i fiati spicca ovviamente l’assenza di Marco Tamburini, scomparso tre settimane fa in un incidente stradale, ma la tromba la suona il suo miglior allievo di conservatorio. Il sound è potente e compatto, prevalentemente elettronico, ma anche rap, rock, pop, reggae…

Tra “Il più grande spettacolo dopo il big bang” e “Ragazzo fortunato”, tra “Fango” impreziosita da alcune sequenze di “Louisiana (the other side)” di Roberto Minervini e “L’estate addosso”, in cui sedie a sdraio e gelati marciano al passo dell’oca come i famosi martelli rossi di “The wall”, Jovanotti si ritaglia un surreale colloquio con il palco che lo ospita in cui scopre che la più grande invenzione italiana non è stata l’opera o la radio senza fili, ma l’estate. Quella con il “mare dentro a una conchiglia” del brano omonimo, impreziosito per l’occasione dal cartone animato di Finn e Jake realizzato appositamente da quelli di Cartoon Network.

Fra i ventimila del Conero, anche Gianni Morandi e Gabriele Muccino. “A guardare le facce sotto al palco, non sono un artista generazionale” conclude. “E questa la reputo una gran fortuna”. Ventimila anche i biglietti già venduti per la data partenopea.

 

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