Lorenzo negli Stadi 2015 – Il palco

Jovanotti ha mostrato in anteprima come sarà il palco del nuovo tour negli stadi, a quasi un mese dalla prima data.

«Sto costruendo un concerto, uno spettacolo che così non lo avete mai visto! E siccome nella vita ho avuto il grande privilegio di poterlo fare, lo faccio: voglio che sia un’esperienza indimenticabile per me e che quindi lo sia per tutti quelli che verranno a vederci, una vera magia, una vera goduria!»

L’ispirazione è in una parola: rock‘n’roll, cha da sostantivo diventa aggettivo qualificativo

Già dall’ultima data del tour, che ha trionfato nell’estate 2013, il desiderio era quello di costruire qualcosa di ancora più incredibile per la prossima volta, ed eccola la prossima volta. Dopo il backup ecco l’upgrade.

«Avevo in mente i grandi palchi dei concerti che mi hanno fatto impazzire, i giganteschi spazi degli U2, o gli spettacoli come quelli di Springsteen, e quella cosa che riesce a trasformare uno stadio in uno spazio intimo dove è possibile il CONTATTO. Penso agli Stones dell’81 di Let’s spend the night together… ho lavorato sull’idea di un palco a colori, di uno spazio che sia il contrario del minimalismo. In un momento come questo il mio desiderio è quello di evocare la fantasia. Musica, regia, costumi, luci, effetti e visual ad altissima tecnologia»

Con Giancarlo Sforza, collaboratore di Lorenzo dal 1992 quando disegnò il palco del tour Carboni-Jovanotti, e con l’apporto di Sergio Pappalettera, art director, Giorgio Ioan, il direttore di produzione, e Franco Comanducci con il suo studio di fattibilità, Lorenzo per il 2015 ha immaginato una non-scenografia, uno spazio, a partire dallo schermo di 800 mq, che non sarà rettangolare ma sarà un vero FULMINE scagliato fino in mezzo al pubblico per un reale abbraccio fisico. Non c’è mai stata in Italia una produzione simile prima d’ora per dimensioni e innovazione.

Lo so che non è buona educazione alzare così tanto le aspettative…ma non riusciamo a trattenerci!

Lo spazio scenico dei concerti di Lorenzo è parte del racconto, e quest’anno il racconto va dritto al punto e il punto è dove si scatenano le emozioni.

«Ho scelto il FULMINE perché è contemporaneamente il passaggio tra il cielo e la terra, energia, elettricità, rapidità, meraviglia, velocità, luce nella notte ma è anche una CREPA che dichiara la nostra fragilità che, dinamica e pericolosa, dichiara uno stato di assoluta precarietà delle cose. E a cavallo di questo crinale si arricchisce l’esistenza e quindi questo spettacolo. Anche il rock‘n’roll per certi versi è una CREPA/FULMINE. Questo è la funzione che mi piace attribuire a questo show: devi uscire con una motivazione in più, ricordando un fatto semplice: siamo vivi in questo momento, in questo pezzo di tempo che ci è dato da vivere e il fulmine è la crepa che segna il nostro passaggio di conoscenza. Lo spettacolo è questo: un ponte, un passaggio, un rito moderno laico per dire “ehi tu, sei vivo, sei qui , adesso sei qui! “E’ un rito…importante, intenso, liberatorio, unico. Una delle ultime esperienze del corpo rimaste, insieme al fare l’amore, che è comunque un’attività imparentata con quello che può accadere in un concerto come il mio. Se non si esce dallo stadio con almeno un po’ la vita cambiata, una carica, una spinta, una gioia o un pensiero in più, non ha senso.»

Non sarà uno spettacolo leccato e patinato, si nutrirà, di contrasti, con forza e semplicità. Qualche ingrediente random che ha nutrito la nascita del progetto:

l’immaginario dei supereroi, Miyazaki, Adventure Time, Bollywood, le Superchicche, Burning Man, il motocross, l’Africa, i fumetti di Moebius, Zagor, il funk, i cartoon coreani, il cinema, la fantascienza, le arti marziali, le metamorfosi di Ovidio, il poema cavalleresco, Interstellar, Birdman, Mad Max, il finale di 8 1/2 di Fellini, la provincia, i film romantici, le officine dove si truccano i motorini, i videogame, la mitologia classica, Star Wars, il luna park, lo sport, il viaggio, i nativi americani, i bar sulle spiagge… e tutto quanto di misterioso c’è nelle cose che ci attraggono senza sapere il perché.

«Rispetto al 2013 ho riconfermato tutta la squadra Quello spettacolo funzionava molto bene e questo gruppo di persone può fare ancora di più, è una band fortissima, siamo una squadra da finale di Champions e i titolari sono tutti in campo.»