Jovanotti tutto acceso – Anteprima IL 68

Il nuovo numero di IL, magazine de Il Sole 24 Ore, vede Jovanotti protagonista di 2 articoli, uno firmato dal direttore Christian Rocca dal titolo “Jovanotti tutto acceso” e uno ad opera di Guia Soncini, “Perchè Jovanotti spacca”

Jovanotti tutto acceso

di Christian Rocca

Qualche anno fa scrissi sul mensile del Corriere della sera che Lorenzo Jovanotti era, con Francesco De Gregori, il più bravo di tutti e che proprio per questa sua manifesta superiorità avrebbe dovuto decidere che cosa fare da grande, scegliere una strada coerente e puntare tutto sulla cosa che secondo me sapeva fare meglio: cantare formidabili ballate romantiche come Mi fido di te, Fango, A te eccetera.

Naturalmente avevo torto. Non solo perché non esiste Jovanotti senza la musica dance (un’unica chiesa che va da «1-2-3 casino» a «voglio ballare come Michael nel video di Bad»), ma soprattutto perché in natura non esiste nulla che lo possa costringere in un confine circoscritto. Lorenzo è il teorico del viva-tutto e del tutto-acceso, deve provare, conoscere ed essere libero di inseguire tutto quello che gli piace fare fin da quando era bambino («Provare veramente a fare quello che volevi», ribadisce nel nuovo disco), e cioè mescolare generi, suoni e collaborazioni in un frullatore musicale che è un casino incredibile ma, come nell’improvvisazione jazz, è anche composizione istantanea e creazione sul momento.

C’è di più: io allora non lo sapevo, e avevo ancora un’idea sentimentale degli album, ma Jovanotti aveva capito prima di iTunes e di Spotify che stavamo entrando nell’era dello shuffle e che i dischi come li conoscevamo noi avrebbero presto ceduto il passo a una moltitudine di singoli, magari da far uscire, come ha fatto con il suo nuovo cd, una puntata a settimana come le serie tv.

Il nuovo disco, Lorenzo 2015 cc., con i suoi 30 brani di cui almeno la metà potenziali hit alla radio e nelle classifiche, spiega molto bene questa verità, più di quanto lo facesse il precedente, Ora, che comunque aveva una sua riconoscibile uniformità.
2015 cc. non è un solo disco, sono almeno cinque: uno di ballate (Ragazza magica; Le storie vere; Un bene dell’anima), uno di canzoni pop (Il cielo immenso; Con uno sguardo; Pieno di vita), uno dance (Sabato; Musica; È la scienza, bellezza) e – grande novità nata dall’esperienza di “Lorenzo negli stadi” di due anni fa – anche un disco di canzoni costruite per spaccare ai concerti (Tutto Acceso; 7 miliardi; L’estate addosso). C’è, infine, un’inedita dimensione da rock epico che probabilmente si sentirà ancora di più dal vivo (ascoltate Gli immortali, L’alba; Insieme; Il mondo è tuo e preparate gli accendini e il sing-along).

Lorenzo resta sempre imbattibile nel trovare le parole giuste per raccontare la vita contemporanea, come scrive Guia Soncini nel suo Why Jovanotti Matters di pagina 27. Sabato la conoscete già, e mia figlia di meno di tre anni la sa a memoria, «senza pilota». Ragazza magica è la ballata d’amore che sentiremo fino allo stordimento («Se metti un vestito \ stampato a colori \ in gara con i fiori \ per me vinci te», «e quando mi perdo \ e non mi ricordo \ mi basta pensarti \ e poi mi ricordo \ il mio posto dov’è \ il mio posto sei te»). Lo Zeitgeist politico è affidato a L’Alba («Non si può tornare indietro \ non si può tornare indietro \ nemmeno di un minuto \ è la regola di questo gioco \ puoi tentare di salire di livello \ o restare dove sei \ come carne da macello \ nelle mani del tecnocrate di turno») e a Il mondo è tuo, con l’invito alla figlia a non farsi contagiare dalla rabbia e dal risentimento molto di moda di questi tempi («Mandiamoli a cagare \ i bulli e i vittimisti \ gli indignati di mestiere \ i fondamentalisti»). Con i fiati jazz rock, più che soul, degli Antibalas, Libera ha il sapore di una canzone newyorchese di Lou Reed. Si alza il vento, invece, è un blues del deserto suonato con il chitarrista nigerino Bombino. Contiene la versione aggiornata della filosofia di vita di Jovanotti, più fatalista rispetto al passato del pensare-positivo-e-poi-tutto-si-aggiusta; più intimista e realista del solito, ma sempre ottimista: «Si alza il vento \ bisogna vivere \ giorno e notte a innamorarmi di un’idea incredibile \ il rock’n’roll \ la libertà che c’era sotto i tavoli da ragazzini \ quelle cose che ci diciamo e poi lasciamo perdere \ per esempio \ provare a fare quello che volevi».