Sabato – Rassegna stampa

Jovanotti, il nuovo singolo “Sabato” – l’ascolto

Rockol.it

Sabato” è una canzone con il doppio fondo, che si presta a diversi livelli di lettura. E’ una “curveball”, come si dice nel baseball: un lancio che parte dritto e poi cambia direzione, mentre tu stai girando la mazza, convinto di aver colpito la palla (o di aver capito il brano, in questo caso).

Musicalmente è molto dritta, un pop fatto di elementi non convenzionali: si apre con un giro di tastiera quasi da filastrocca, che rimane subito impresso in mente, sostenuto dalla ritmica. Poi entra la voce di Lorenzo, mentre la musica si abbassa sulo sfondo. Dopo la prima strofa, la ritmica riprende piede, e torna la melodia centrale. La canzone mantiene questa struttura per i 4 minuti: melodica, sostenuta, ma senza mai aprirsi del tutto. Ballabile e ritmata ma con una tensione di fondo che non viene volutamente liberata del tutto. Il doppio fondo, appunto.

Il doppio fondo che è ancora più evidente del testo. Jovanotti riparte dalla provincia e dai suoi riti e miti: da un lato c’è la ripetizione di “Sabato sabato è sempre sabato anche di lunedi sera è sempre sabato sera”, una frase che, come la melodia, rimane subito addosso e sembra richiamare la voglia di far festa, pura e semplice. Ma dietro c’è il racconto un po’ malinconico delle serate alla ricerca di qualcosa di non ben definito, che ti faccia sentire vivo : “Come un sabato sera in provincia, che sembra tutto finito, poi ricomincia” e ancora “Come in un sabato sera italiano che sembra tutto perduto poi ci rialziamo ma è troppo sabato qui”.

Numerose le citazioni nel testo: “Heroes” di Bowie:“Ma per un giorno lo sai possiamo essere eroi”, Sergio Caputo (“come in un sabato sera italiano”. Michael Jackson (“voglio ballare come Michael nel video di Bad”) e un’allusione a King Kong, il film: “Tu sei la bionda stasera sono il gorilla – ti porto a vedere il mare da in cima al grattacielo”.

Jovanotti, un “Sabato” politico (da ballare)

La Stampa

«Sabato» è sorprendente e un po’ straniante. Molto elettronica, un po’ asiatica nei suoni e dall’atmosfera sospesa, è in realtà una canzone politica. Parla dell’Italia di oggi, bloccata in un eterno sabato sera che è un po’ una festa e un po’ un incubo, ma essendo pop la si può ballare fingendo di non coglierne il significato. In copertina, un motorino truccato, simbolo dell’era in cui la tecnologia si poteva personalizzare e rendere «tamarra»

Arriva il ‘Sabato’ di Jovanotti, un brano sociale in equilibrio fra realismo e fantasia

adnkronos

“Sabato”, registrata fra Cortona e l’Electric Lady Studios di New York, è una canzone che ha dentro la malinconica allegria di ogni provincia, da cui anche il giro armonico sembra trarre le proprie radici. È un “Sabato” che fotografa il nostro tempo sospeso, evocato solo per quello che è, romantico fino allo struggimento; è un brano sociale, che parla dell’Italia di oggi, con uno sguardo caldo, lucido, senza rimpianti, e con la forza vitale di un racconto in equilibrio tra realismo e fantasia. C’è la famiglia, c’è l’amicizia, ci sono King Kong e Michael Jackson, i motorini truccati e le astronavi, il lavoro e il tempo perso, Heroes e i videogames, la speranza e il disincanto, ma soprattutto c’è l’amore.

Sabato, il ritorno di Lorenzo Jovanotti

Vanity Fair

Il brano segna il ritorno di Lorenzo Jovanotti mostrando i suoi punti di forza: la melodia molto orecchiabile e la forza del testo.
Nelle parole di Sabato, c’è il senso di attesa che contraddistingue l’Italia di oggi: definito un «brano sociale», in un racconto in equilibrio tra realismo e fantasia, parla della famiglia, dell’amicizia, del lavoro e dell’amore, giocando anche con King Kong e Michael Jackson, i motorini truccati e le astronavi.

Complessa e quasi indefinibilile anche la melodia, che viene descritta «sospesa, dance, elettronica, magnetica, europea».

Jovanotti il “Sabato” fa ballare con un pizzico di malinconia

TGCom 24

Una fotografia dell’Italia di oggi, con uno sguardo lucido tra realismo e fantasia. Nel nuovo singolo di Lorenzo Jovanotti “Sabato” – in bilico tra dance Anni 90 ed elettronica – ci sono la famiglia, l’amicizia, King Kong e Michael Jackson, i motorini truccati e le astronavi, il lavoro e il tempo perso, la speranza e il disincanto e infine c’è l’amore.

Jovanotti, ecco il suo “Sabato”: il trionfo del pop e la forza delle parole

Il Fatto Quotidiano

SABATO è il ritorno di Jovanotti con un singolo che, come nella tradizione dei suoi “primi singoli”, è inaspettato, sorprendente, avventuroso dove convivono le due anime più amate della sua musica: il trionfo del pop e la forza delle parole.
Canzone dall’atmosfera indefinibile e sospesa, in bilico tra dance anni ’90 ed elettronica, SABATO è un brano sociale che fotografa l’Italia di oggi, contraddistinta da un senso di attesa, che si muove tra realismo e fantasia, disincanto e speranza.
In questo pezzo che suona già di tormentone da cantare e da ballare ci sono la famiglia, l’amicizia, King Kong e Michael Jackson, i motorini truccati e le astronavi, il lavoro e il tempo perso, Heroes e i videogames e c’è l’amore, pietra miliare su cui costruire il futuro e soprattutto il presente, quell’“Ora” che è il nostro tempo caro a Lorenzo.

Lorenzo Jovanotti: il mio “Sabato” un po’ folle

Repubblica.it

Sabato è una dance disagevole, obliqua, perfetta per dipingere quello che potrebbe essere una veloce carrellata tra inferno e paradiso di un qualsiasi sabato sera, occasione, come canta Jovanotti, per immaginare una caduta e poi la possibilità di rimettersi in piedi. C’è violenza, dissimulazione, ambiguità, ma anche un lieto fine, quello a cui anche il Jovanotti americano, non rinuncerebbe mai.

Jovanotti: il primo ascolto di “Sabato”

Panorama.it

[…] C’è questo sassofono con una melodia orientale ipnotica (che si accentua nella seconda parte del brano), un ritmo synthpop accompagnato da un testo denso di citazioni dal mondo cinematografico (King Kong), musicale (Michael Jackson) e dall’attualità. L’obiettivo apparente è fuggire, anche virtualmente, dalla nostra routine.

Dentro questa canzone alla fine c’è una storia dal retrogusto amaro che riguarda tutti, perché si parla di chi combatte lo spettro della disoccupazione (non solo lavorativa, ma umana) scappando a gambe levate in cerca di avventura, a bordo di un’astronave sgangherata e pure senza pilota.

L’opzione rimane quella di guidare il Fifty della copertina del singolo, come quei ragazzini che negli anni 80 sopra quelle due ruote sentivano di avere in mano l’universo intero. Per immagini laterali, c’è tutta la crisi attuale dalla quale stiamo lentamente uscendo, la politica, le nostre frustrazioni, il coraggio che infonde l’amore.

L’importante è non rimanere fermi e schiacciati dal mostro, nell’attesa dell’inettitudine.

La fuga di questo sabato sera non è solo verso il divertimento di una festa obbligata per persone annoiate, ma ha come stazione d’arrivo la ripresa di possesso della nostra esistenza reale, sottrattaci e da riguadagnare a ogni costo in una gara con noi stessi. La ritroveremo fatta a pezzi e dovremo ricostruirla.

“Sabato” è un’opera stratificata, complessa, non facile, ma parla a tutti senza parlare solo d’amore. Al centro esatto (al millimetro) tra il cantautorato tradizionale italiano di spessore e l’innovazione del sound popolare, c’è Lorenzo. Non cercheremo parole eleganti per dirlo: questa canzone è una bomba.

“Sabato” di Jovanotti è un inno generazionale (e un invito alla speranza)

Il Giornale

Una botta d’energia. Legata a un testo che ha più letture. Come spesso gli accade, Lorenzo Jovanotti ha scelto di tornare con un singolo che spariglia le carte, imprevedibile e potente in attesa del nuovo disco che uscirà a fine febbraio.

Sabato è molto ritmato, si apre con un riff digitale e poi viaggia sempre incalzato dal basso di Saturnino, molto potente, molto ballabile. Però, musicalmente, il brano non è prevedibile: ci sono inserti e intarsi, sviluppi a sorpresa e chiusure che difficilmente lasceranno indifferenti. Come ormai è nello stile di Jovanotti, la musica corre di pari passo con il testo, pure questo articolato. Il punto di partenza è il «sabato italiano» in provincia, vissuto attraverso vizi e costumi che qualche volta volutamente sono stereotipati e si dipanano attraverso motorini truccati, videogames e astronavi e discoteche. Però il sabato è anche un paradigma, una sorta di manifesto esistenziale o, quantomeno, di invito alla positività alla maniera di Jovanotti, che cita King Kong o Michael Jackson, il profumo di zucchero filato e di benzina. Il sabato è quindi la negazione della solitudine e la conferma dell’inevitabile e benefica ripetitività della vita.