Jovanotti a “La Repubblica delle idee”

La piazza davanti a palazzo Vecchio era piena. L’incontro con Jovanotti ha chiuso la Repubblica delle idee. Per ora. Per oggi. Lorenzo Cherubini senza chitarra, senza band, si è seduto con Gino Castaldo, Riccardo Luna e ha raccontato.

“La canzone è qualcosa di molto piccolo, di solito nasce all’interno di una stanza, quando sono da solo o con poche persone intorno. Il concerto invece è grande, lo costruisco intorno a un’idea, ma resta uno spettacolo, un vestito che nasce da un piccolo seme”, ha detto davanti alle centinaia persone in piedi alle spalle della grande ‘R’ appoggiata sulla strada. Scrivere per ricominciare. “Io cerco di vivere il mio lavoro e tutte le cose che faccio come se fossi uno sportivo. Cerco di ricominciare ogni giorno. Come se ogni giornata fosse una nuova partita”.

La sua è un’energia rara. Lorenzo è sempre stato un uomo in movimento. Viaggia, tocca posti, li descrive, se ne appropria per poi esserne ispirato. Non accumula ricordi ma inizi di nuove storie. “I ricordi non ti rendono bella una giornata, è la giornata stessa a renderla bella. Quando compongo penso a me come se non avessi i dischi che ho fatto alle spalle. Mi chiedo cosa penserebbero  le persone che le ascoltassero senza conoscermi, per la prima volta”.

“Se ci riuscite visitate qualsiasi cosa, viaggiate e guardate, muovetevi il più possibile”, ha continuato Jovanotti. Cercate inizi di nuove storie. Lorenzo è tornato dall’America. C’è stato per un anno, in giro. Ha suonato nei locali. “Sono stato a Portland, ho suonato in un piccolo bar. Uno di quei bar normali che esistono ovunque . Poi ho scoperto che in quello stesso posto avevano suonato i Nirvana, Bob Dylan e i Rage Against the Machine. Perché in America si va a suonare. Si va nei posti. Il vivaio della musica è nei locali, dove la musica si suona”. E poi. “Dovrebbe essere la Siae a pagare i bar che fanno suonare i gruppi, non il contrario”. Un’idea. E in rete questa frase è stata retwittata velocissima, un cinguettio passato di ramo in ramo. Perché le idee si muovono, sono contagiose, viaggiano veloci.

“Il mio mestiere è portare uno spettacolo in giro. Non credo che si debba aspettare un salvagente, credo che bisogna essere quel salvagente. Io ho sempre cercato di non piangermi addosso. E certo che questo è un momento complicato, ma è anche un’epoca eccezionale. Piena di possibilità di futuro. Sfido chiunque a dirmi che questo non sia un tempo ricco di prospettive per il futuro. Ma queste prospettive vanno raccontate, trasmesse, e soprattutto bisogna avere coraggio”.

“Ora sto accumulando cose. Non sto scrivendo. Per farlo ho bisogno di disciplina. Mi piace scrivere. Vorrei  tornare alla forma della canzone narrativa. Perché quelle sono le canzoni che mi piace ascoltare”. Ci sono le persone. E ci sono le parole. Le parole sono importanti. “Le parole non sono mai logore. Ci sono persone logore che non sanno amarle. Non è ciò che entra nel corpo che ti avvelena, ma ciò che esce. Vale anche per le parole. Non sono quelle che ascolti che fanno male, ma quelle che potresti pronunciare”, ha concluso Lorenzo. Poi ha salutato, l’ha fatto senza cantare. “Sono stato invitato a parlare e mi sento sempre inadeguato quando devo farlo..”. Ma la Repubblica delle Idee aveva scelto le parole come tema per ricominciare. E sono state le parole a chiudere questo nuovo viaggio.

fonte: Repubblica.it – Leggi l’articolo completo