Jovanotti in copertina su Vanity Fair

«Sono un padre che non sa dire no»

Non so perché, ma cominciamo parlando delle nuove tecnologie per riprodurre la realtà in 3D. «Tra dieci anni tutti saremo dentro un film. Entreremo in una stanza e l’attore sarà lì dentro con noi. Figata, eh?».
In quale film le piacerebbe entrare?
«Django? Qualunque film di Tarantino. Lui non è solo il più bravo di tutti: li sta doppiando. Oppure Lincoln. Non so, ho visto moltissimi bei film quest’anno».

Me lo vedo Lorenzo Cherubini, un tempo e ancora Jovanotti, in versione killer in un film alla Pulp Fiction. Del resto un killer lo è già: il suo ottimismo è come un virus, attacca le molecole del cinismo e le distrugge. Se gli chiedi sè è contento, ti risponde: «Più contento di quanto avrei mai creduto di poter essere».
E poi: «Mi piacciono i super eroi “normali”. Quelli senza mantello». Il suo super potere è il super ottimismo, che più volte ha descritto come la sua forma di «resistenza». Spiega che sul palco di Backup Tour – Lorenzo negli Stadi 2013 arriverà vestito da rockstar, cita David Bowie e Bob Dylan, Vasco Rossi e Mick Jagger.

Racconta del suo dottore di Perugia che gli ha detto: «La salute è un continuum: il nostro corpo o si sta ammalando o sta guarendo». (…)

Quest’anno compirà 47 anni. Immagino che le persone con cui lavora siano più giovani di lei. Che impressione le fa?
«In realtà, ce ne sono di più giovani, ma anche di più vecchie. Il rock’n’roll non è più una cosa solo da ragazzi. Jimi Hendrix è morto a 27 anni, i Beatles fecero Sgt. Pepper’s che non avevano ancora trent’anni. Adesso c’è Madonna che ha l’età di mia nonna. Ma è normale, considerato che il rock è esploso negli anni Sessanta. Mio padre mica andava ai concerti, questa sera con mia figlia Teresa andiamo a sentire i Vampire Weekend».
Va spesso ai concerti con sua figlia?
«Finora è successo di rado. Ha solo 14 anni». (…)
La tentazione di allargare la famiglia ce l’ha mai avuta?
«No, la nascita di Teresa è accaduta in modo naturale. Non è che ne avessimo parlato prima: lo facciamo, non lo facciamo. E poi, sa cosa? Io di carattere sono monogamo, anche con i figli».
Nel senso che non saprebbe dividere l’affetto?
«Farei fatica. Le famiglie numerose mi piacciono, ma non credo di essere adatto ad averne una. Anche se è vero che, alla fine, i padri fanno poco».
Sono le madri a fare quasi tutto?
«In generale. Anche se nel mio caso forse mi sminuisco, perché a Teresa, soprattutto quando era più piccola, ho dedicato tanto tempo. Ne parlavo con lei proprio ieri. Stavamo guardando un documentario su un famoso disegnatore. C’era lui a casa che disegnava con sua figlia, e Teresa mi ha detto: “Ti ricordi, quante volte lo abbiamo fatto anche noi?”». (…)
Insomma, prima pensava a tutto sua madre, adesso tocca a sua moglie.
«La verità è che lei è la mia casa. La Francesca è una donna col tetto. Mentre io sono scoperchiato».

fonte: Vanity Fair