Presentazione di “Un grande paese”

Il ciclone Jovanotti travolge la politica «E’ ora di muoversi»

«Che il Pd non appoggi il referendum per cambiare la legge elettorale è scandaloso». Scoppia d’applausi la sala della libreria Melbook: Jovanotti ha colto nel segno. E le picconate ai democratici, con il suo amico Dario Franceschini in seconda fila ad ascoltare, non sono finite: «Qui dici – afferma rivolto a Luca Sofri, con cui sta presentando il suo ultimo libro – che l’ultimo progetto interessante della sinistra è stato quello di Veltroni; ma, una volta finito, nel Pd sono tornati a galla gli anziani D’Alema, Bersani, Bindi: li rispetto, ma non si va da nessuna parte con loro. Qua davanti ho un rappresentante che ha fatto quel viaggio lì, vero Dario?».

Ma il piccone di Lorenzo Cherubini non risparmia certo il centrodestra, dal quale è certo ancor più lontano: «Guardando Berlusconi in tv abbiamo pensato “noi siamo quelli dalla parte giusta, non siamo quelli lì”. Vediamo di dimostrarlo. In quale modo? Qual è la proposta, il comportamento, la scelta? Oggi possiamo parlarne e uscire da qui sapendone qualcosa di più».

E’ stato questo l’avvio, concitato come il prosieguo, della presentazione di “Un grande Paese. L’Italia tra vent’anni e chi la cambierà”. Più che per l’autore e il suo saggio, il salone della libreria Melbook si è riempito di fans di Jovanotti. Schierate con maglietta e cappellino “le gatte matte”, fans club al femminile: «Arriviamo da tutta Italia e anche dall’Argentina», confessano nell’attesa del loro idolo. In prima fila c’è il comico Gianni Fantoni, a cui Lorenzo dedica il primo saluto: «Pensavo fossi di Bologna… Che bello il video con la parodia di Zucchero».

Parte la presentazione, Jovanotti è il mattatore, il consueto fiume in piena di parole, idee e… confusione: «Fino a qualche mese fa ce la potevamo anche raccontare, adesso dobbiamo fare qualcosa. Questo libro, in maniera pop, propone delle riflessioni».

Finalmente parla Sofri: «Ho subito condiviso con Jovanotti il quesito sul cosa fare. Una sera a Milano, in una conversazione a teatro, Lorenzo disse una cosa che cito spesso. Parlavamo dei rischi di qualunquismo e demagogia». Lo interrompe Jovanotti: «Eppure, ultimamente, guardando il telegiornale e vedendo le interviste dei politici di turno ho detto “sono tutti uguali”, per poi dirmi “ma cos’ho detto?”». «Non penso – riprende Sofri – che siamo tutti uguali, però quelli “non uguali” sono diventati dei casi straordinari: questo Paese ha avvalorato il qualunquismo».

Jovanotti è un dj nel sangue, Sofri ha lavorato in radio: i ritmi del confronto sono frenetici, i concetti si moltiplicano, le parole sono un flusso continuo. Sofri parla di sentimento nazionale in via d’estinzione, entrambi fanno l’elenco delle cose che li fanno sentire italiani. Jovanotti indica nell’adattabilità dell’italiano il pregio e il difetto, poi alza il tiro e strappa applausi: «M’interessa che la scuola e la sanità funzionino, tutti siamo disposti a fare sacrifici, ma è importante chi te li chiede». «Ci manca il rispetto delle cose, la qualità della singolarità italiana è controproducente per la comunità», gli fa eco Sofri.

La critica è ormai chiara, ma le soluzioni? «Ognuno può fare qualcosa, ma molti si scoraggiano. Questo governo fa male all’Italia, non c’è dubbio, ma è possibile che degli oltre trecento deputati della maggioranza non ce ne sia una decina che tragga le conclusioni e chiuda la partita? Forse non lo fanno per paura di non essere rieletti, o non vedono un’alternativa di rinascita. Oppure, visto che la politica dà frustrazioni, restano a farla solo i giovani che non hanno successo altrove, i più scadenti».

«Il mondo – chiude Jovanotti – sta cambiando in meglio: se non partecipiamo a questo cambiamento, ci rimettiamo solo noi».

fonte: la Nuova Ferrara

 

L’inno di Jovanotti: “Un po’ di onestà e di energia”

«NON FATE conto su di me per riorganizzare il mondo, io non riesco a organizzare neppure la colazione di mia figlia!». Camicia bianca, cappellino di paglia, Lorenzo Cherubini entra nella sala affrescata di palazzo San Crispino. Il festival di Internazionale, ieri, ruotava attorno al suo carisma: la sala della libreria Mel Bookstore era gremita. Presenti intellettuali (Luca Sofri autore del libro «Un grande paese» con la moglie Daria Bignardi), il regista Gipi e politici come Dario Franceschini. Poi tanti giovani, tra cui anche un clan di appassionate fan di Jovanotti («Le Gatte Matte» in t-shirt rosa), e volti dello spettacolo come il comico Gianni Fantoni. In attesa di salire sul palco di piazza Castello per l’attesissimo spettacolo serale legato al concerto di Amadou e Mariam, Jovanotti ha dialogato a ruota libera con Sofri: «Ma non chiedetemi di fare troppi ragionamenti — ha sorriso —, io scrivo canzoni perché quando parlo faccio un casino». Le sue parole, tuttavia, sono parse presto un semplice manifesto per ridare fiducia «ai giovani di questo ‘grande paese’ come scrive Luca, fatto di posti bellissimi come Ferrara — dice il cantante —: sbaglia chi li vede ripiegati e sfiduciati, tra mille difficoltà ce ne sono tantissimi che hanno voglia d’avventura». Già, le difficoltà. Proprio mentre in piazza Municipale, al teatro Comunale ed all’Apollo i saggisti ed i reporter che partecipano al festival riflettono con ragionamenti ponderati, Jovanotti si affida all’istinto: «Dobbiamo fare una battaglia vera per la scuola, è importantissima per il futuro della nostra società. Come la sanità, la comunicazione, l’accesso alle tecnologie». Parole chiave, sentimenti e riferimenti semplici: «Gestire il potere significa gestire la responsabilità, ed essere onesti. Lo dice l’Uomo Ragno…», sottolinea Jovanotti trascinando il pubblico all’applauso.

IL DIALOGO scivola inevitabilmente sulla politica: chi si aspetta una citazione per Berlusconi è deluso, Jovanotti sferza soprattutto il Pd (di cui pure si confida sostenitore). «E’ scandaloso che non appoggi ufficialmente il referendum per cambiare la legge elettorale. E del resto, con quella gente là: D’Alema, Bersani, Rosy Bindi non si va da nessuna parte…». Peccato che qualche minuto prima in sala fosse entrato proprio Dario Franceschini, senza che Lorenzo Cherubini desse segno di una battuta preparata ad arte.

L’AFFOLLATO incontro a Mel Bookstore diventa, presto, un po’ la sintesi dell’intero festival: «Stiamo ragionando, tra mille spunti di sgomento e disperazione, sul fatto che ancora ce la possiamo fare», stuzzica Luca Sofri. Il cui libro, edito da Rizzoli, è idealmente un inno al tricolore: Jovanotti si dichiara «in una fase molto positiva di fronte al mondo: ci sono davvero tante possibilità, sarebbe un peccato non metterci la giusta energia e intelligenza». Lui però resta consapevole del proprio ruolo: «Sono Jovanotti e faccio il dj», ride canticchiando la strofetta di un suo vecchio brano. E’ il tempo dei saluti, che saluti non sono: «Voglio passare a vedere cosa sta succedendo un po’ qui a Internazionale — dice il cantante solcando la calca dei fans in libreria —, e poi mi sa che stasera dovrò fare un po’ di casino sul palco. Quello è il mio posto, lì posso provare a fare le cose per bene. E se ognuno facesse così, la situazione in questa città e nel resto del nostro Paese, e più in giro, sicuramente migliorerebbe»

fonte: il Resto del Carlino