Cagliari 10/09/11

“La mia Sardegna è quella di Parodi”

«Ho un legame particolare con la vostra isola», racconta Jovanotti alla Nuova. «Avevo un amico, Andrea Parodi. L’ho conosciuto a un Festivalbar di tanti anni fa e non l’ho mai più perso di vista. Da quel giorno per me lui è stato, e rimarrà, la mia idea di Sardegna. Aver conosciuto Andrea è andare ben oltre le cose che tutti conoscono della Sardegna. Un uomo antico e leggero, una via di mezzo tra un mago e uno scienziato, un uomo gentilissimo e saggio capace di essere duro con se stesso e con gli altri, ma sempre in grado di ridere con un bicchiere di vino e di elevare il proprio spirito e quello delle persone intorno a lui restando con i piedi per terra. Aver conosciuto Andrea Parodi mi permette di affermare di conoscere profondamente la vostra terra, perché lui è stato una grande incarnazione dello spirito sardo».

Un Tour in 4D, annunciano le note stampa del cantautore, ma chi conosce Jovanotti sa bene a cosa si riferisce ciò che in fisica non esiste: «La quarta dimensione – spiega – è quella che non si vede, è quella che non si misura, è quella che non rientra nei parametri e nelle statistiche, è quella dell’anima, anche se questa parola mi mette soggezione non ne trovo un’altra più adatta».

«Avevo molte idee per questo disco – prosegue Jovanotti – e ho messo dentro tutte le canzoni “finite”. Procedendo con le registrazioni di solito un disco si delinea da solo, basta stare ad ascoltare e non forzare la mano. E’ rimasto fuori qualcosa, ma si tratta di frammenti o di idee che magari prenderanno una forma più completa col tempo, oppure rimarranno nel cassetto. Alcune sono entrate a far parte del disco anche contro il parere di qualcuno della casa discografica. Erano un po’ impauriti da un disco di 25 brani, perché temevano che l’ascoltatore si sarebbe trovato disorientato. Invece la mia testardaggine mi ha dato ragione. Tutte queste canzoni hanno l’effetto di una playlist. Posso ritenermi del tutto soddisfatto per i suoni e per come è venuto».

Forte di una grande varietà di suoni tra il rock e il pop ma con l’elettronica che ha preso il sopravvento tanto da far pensare alla stampa specializzata un periodo transitorio di sperimentazione. «Magari suonerà un po’ eccessivo – continua – Jovanotti – ma io sono sempre in fase di sperimentazione. Sono ancora qui a sorprendermi di come vengono fuori i miei pensieri attraverso la musica, ma ancora di più nel vedere come una canzone entra nel cuore di chi la ascolta. Non essendo un cantante in senso tradizionale, per me la musica è quasi solamente sperimentazione, naturalmente di natura pop o rock o chiamala come vuoi. Ogni canzone che scrivo deve essere una novità per me, altrimenti non ha senso comporla e suonarla».

Innumerevoli i commenti sul web e nella carta stampata per dare una definizione allo stile di «Ora». «Se dovessi – dice Jovanotti – definire il disco con tre aggettivi, userei intenso, divertente e moderno». Professionalità, maturità e consapevolezza senza perdere uno degli stimoli che da sempre lo ispirano nelle composizioni. «Nella fotografia di copertina sul mio viso c’è disegnata una barchetta, proprio come la realizzerebbe un bambino. E’ una dichiarazione di appartenenza a un mondo interiore fatto di gioco, avventura, sogno, fantasia, immaginazione. Tutto questo è il mondo che ci portiamo dietro dall’infanzia e che per me è una specie di sancta sanctorum inviolabile, dove vive la parte più creativa di me, quella dove mi rifugio e anche dalla quale prende il via la mia voglia di vivere e di scoprire cose nuove».
Quella parte di bambino interiore che qualche hanno fa ha visto realizzare un sogno ed incontrare i suoi idoli di sempre: i Beastie Boys: «Una giornata memorabile – racconta – E’ stata una jam session nel loro studio di New York. Ho iniziato la mia carriera e scrivere canzoni cercando di essere in Italia quello che loro erano in America, ho provato a ricreare quell’effetto. Incontrarli e addirittura diventare loro amico è stata una cosa magica, come un cerchio che si chiude. Adoro i Beastie Boys e vedere che sono tre tipi per niente rovinati dal tempo trascorso o imborghesiti dai loro milioni di copie vendute mi ha fatto piacere, mi ha infuso fiducia».

fonte: La Nuova Sardegna

In diecimila a Cagliari per l’Ora Tour 2011

La storia del mondo vista da Jovanotti. Dalla Creazione al futuro con un solo punto fermo: l’essere umano. Una scenografia avveniristica con mega schermi, effetti luminosi da studio cinematografico e la musica sempre in primo piano. Uno spettacolo con la S maiuscola, ieri notte per l’unica tappa nell’isola del “Ora Tour 2011”. Un live entusiasmante che lascia a bocca aperta a più riprese gli oltre diecimila fan accorsi da tutta l’isola per assistere all’esibizione di un Jovanotti infaticabile e in ottima forma. Canta e balla senza pause perché la regola è una sola: divertirsi.

fonte: La Nuova Sardegna