Rockol.it: Jovanotti presenta “Ora”

Un estratto dall’articolo di rockol.it sulla presentazione di “Ora”.

Lorenzo, reduce dal successo di “Safari”, ha cambiato completamente registro, proponendo un album molto meno “suonato” nel senso classico del termine e molto più sperimentale, con suoni che giocano con l’elettronica sull’impianto di canzoni melodiche e tradizionali. “ ‘Ora’ è il titolo di una canzone, è una parola secca, un titolo lapidario e breve. L’ho scelta all’ultimo, dopo aver scartato una decina di titoli. E’ giusto per questo disco, lo racconta: è un disco in cui cerco di entrare nella modernità, di essere contemporaneo, in particolare nei suoni”

“Nelle parole dei dischi è difficile fare delle scelte pensate. Le parole escono, un testo può prendere tante strade e spesso le prende… Molte canzoni di questo disco all’inizio avevano un suono completamente diverso. Poi ho mandato a casa tutti, mi sono chiuso in studio con Michele Canova e ho fatto un disco elettronico: io e le macchine. Michele ha probabilmente il miglior studio italiano dal punto di vista tecnologico, e ci siamo divertiti ad usare l’elettronica dei software e l’elettronica dei synth modulari”.

“C’è una voglia di orizzonti, di volare alto e di libertà”, racconta Lorenzo. “Quell’immaginario offre quel tipo di frontiera. E’ un disco che mi è servito per connettermi con qualcosa di molto vivo e profondo. Quell’immaginario, che ha a che fare con la mia infanzia e con la fantascienza, con le esplorazioni spaziali, sono profondamente connesse con la mia formazione sentimentale. Mi divertiva, mi piaceva e dava una sensazione di benessere fisico. Io nelle canzoni cerco il benessere fisico, i dischi mi devono far stare bene, soprattutto i miei”.
Inevitabile domanda sulle 25 canzoni che compongono il disco nella versione “Deluxe”: “Penso davvero che questo è il primo disco che non è un disco. E’ una playlist. L’album non esiste più nella mia testa come concetto e come realtà di chi compra la musica. Io li compro, ma difficilmente lo ascolto dall’inizio alla fine. Mi faccio più delle playlist da ascoltare in macchina, in bici. E una playlist può avere 10, 20 30 pezzi”.
Nel disco compaiono diversi ospiti: Michael Franti, Amadou & Mariam ne “La bella vita”, oltre a Cesare Cremonini in “I pesci grossi”, che ripropone il refrain della sua “Mondo”, rendendo il favore a Lorenzo che era apparso nella versione originale del brano.

Nel pomeriggio la presentazione allargata: l’ultimo piano del grattacielo si è trasformato in una festa, un raduno con tanta gente diversa, quasi una sorta di rimpatriata tra amici che non si vedono da tempo. Lorenzo fa da maestro delle cerimonie, mostrando e commentando uno slide show di foto che rappresentano l’immaginario del disco e che parte proprio dal Pirellone (“Il posto più alto di Milano: la vista di un grattacielo mi ha sempre fatto pensare al futuro”) passando per Giò Ponti, dal giradischi al software che oggi lo sostituisce, dai fagiolini toscani ai Black Eyed Peas, da una foto in compagnia dei Beastie Boys ad una con il Maestro Abbado, da Avatar a Gabriele Muccino, dal Rat Pack (“Come loro, mi sono messo elegante oggi per quelli che quest’anno hanno lavorato con me a questo disco come se fosse la cosa più importante”) agli amici musicisti, alcuni ospiti del disco, altri no; da foto di coppie famose a foto della propria famiglia, da un’orchestra di mariachi (prenotata e mai usata per il disco) alle foto degli ultimi viaggi in Armenia ed Iran, da Steve Jobs a Zuckerberg (“Le nuove rockstar”) al maestro Alessandro Alessandroni, che fischietta nel disco, agli Arcade Fire a Giovanni Lindo Ferretti.

“Vorrei che fra due anni questo disco sembrasse vecchio, da quanto è nuovo. Non ho pretese di fare un disco che duri, ma solo un disco pop che sappia di oggi”, dice. Poi si corregge: “Oo in realtà cerco sempre di fare il disco non solo del decennio, ma del millennio, nel senso che credo moltissimo in quello che faccio…”

L’ultima curiosità è per il tour, che partirà il 16 di aprile da Rimini, e a cui Lorenzo sta lavorando ora: “Il mio lavoro è fatto di problemi, nel senso scolastico del termine: arriva la maestra e ti dice risolvi questo problema”, spiega, quando gli chiediamo come pensa di riprorre sul palco questo suono. “C’hai questo disco, l’hai fatto così. Adesso fai un tour, metti in piedi uno spettacolo. E questo è un problema, una sfida: è il mio gusto trovare la soluzione a come portare questo disco dal vivo, a come adeguare un po’ del mio repertorio a questo sound. E poi la parte visuale: sto facendo giri per vedere nuove tecnologie, sto vagliando nuove collaborazioni di creativi… Insomma, non mi fermo sto preparando uno spettacolo contemporaneo, emozionante, divertente. Anche perché i biglietti dei concerti costano ed è importante che sia una belle esperienza per chi lo vive.”

http://www.youtube.com/watch?v=Xd-opNpHnrA THEVrkbsZcc

fonte: rockol.it
articolo completo