La Stampa: Con “Ora” Jovanotti ritorna alla dance

Nato con la musica dance, quando era un ragazzetto e se cinguettava «E’ qui la festa?» con la s sibilante noi si cambiava canale, Jovanotti torna con la saggezza e l’orgoglio dei suoi 44 anni su territori scatenati e danzerecci in «Ora», il nuovo album del quale «Tutto l’amore che ho» ha anticipato con efficacia il clima generale: grande attenzione ai sentimenti, amore romantico con melodie irresistibili dove il canto non suona peregrino; e guardando in avanti, perfino una ballatona che echeggia la più nobile scuola francese, «Quando sarò vecchio». C’è una sontuosa orchestra da Abbey Road, ma poi avanzano ritmiche sintetiche e irresistibili («la dance è la musica delle crisi») che si plasmano a contatto con il dolce clima africano di «La bella vita», con Amadou & Mariam, o si incendiano con la scena newyorkese di Michael Franti.
Collaborazioni volanti e veloci di Luca Carboni, Franco Battiato, Cesare Cremonini.
Energia sorvegliata e divertita, cura amorosa del suono e dei particolari anche nella produzione di Michele Canova. Fotografie del libretto di Maurizio Cattelan, che sfodera la sua ineluttabile originalità. «Ora» è tutto diverso dal precedente «Safari», proclamato fra il meglio degli Anni Zero. Ed è tutto un esercizio di entusiasmo: dall’attenzione al disco ai contenuti gioiosi che non ti aspetteresti in un periodo tanto problematico, fino alla celebrazione della sua ultima opera ieri, al trentunesimo piano del grattacielo Pirelli, su Milano avvolta da un tramonto rosso smog.

Nella vasta sala, Jovanotti in camicia rossa e cravatta scura proietta per mezz’ora dal computer fotografie che raccontano il suo immaginario e l’impresa. Dal maestro Alessandro Alessandroni, ora 84 anni, che ha fischiato le musiche leggendarie di Morricone nei film e ora si cimenta in «Quando sarò vecchio», alla foto con Vecchioni («Vecchioni e Jovanotti, era tutta la vita che la sognavo»), fino al manifesto del trio messicano Los Guaracheros de Oriente, dove quello al centro sembra Berlusconi. Dall’acceleratore di particelle di Ginevra dove si studiano le dinamiche del Big Bang («Il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo io e te», dice una canzone) a Lola Falana («La mia prima passione erotica infantile») e ai Kraftwerk: «Ecco, mi sono vestito così per l’occasione, fra i Kraftwerk e Garibaldi».

Lei caro Lorenzo viene da un anno durissimo per la sua vita privata, la sua mamma si è ammalata e se n’è andata due mesi fa, il suo babbo non sta bene. Come ha potuto dissociarsi dai fatti suoi, e cantare tanta gioia?

«E’ stata una specie di compensazione, nei pellegrinaggi fra ospedale e studio di registrazione. In ospedale distraevo i degenti, e ho pensato: “Voglio fare un disco che faccia star bene. L’ho dedicato alla mia mamma, che era orgogliosa di me e le piacevano le canzoni allegre».

Nel momento difficile anche della musica, come si va oltre?

«Investendo di più. Ho chiesto alla mia etichetta di fare 25 canzoni, c’è un video che costa quanto un film. Si va avanti facendo un disco che uno ha voglia di comprare. La vera rivoluzione è fare bene il proprio lavoro. Mi indispettisce vedere gente che non sa fare il suo lavoro nei luoghi di comando».

Perché «Ora»?

«Perché è lapidario, si presta graficamente. Penso sempre alle magliette, io, e ai titoli a effetto. E poi ho pensato di lavorare come potrebbe fare ora un ragazzino, con un piccolo computer».

Doverosamente, ci dica cosa pensa dello scandalo politico che ci sovrasta.

«Non sono un comico e non me la posso cavare con una battuta. Non ho mai votato Berlusconi e non l’ho mai capito. Ci provo da vent’anni, non è il fatto di Ruby. Son convinto che all’inizio l’abbian votato con speranza, io non ci ho mai creduto, aspetto ancora che mi faccia cambiare idea: mi piace anche chieder scusa».

Le sembra più vicina un’alternativa?

«Abbiamo solo bisogno di un progetto. Speranza e sogno non bastano».

Le piace Vendola?

«Mi piace, ma mi piacciono anche Veltroni e Granata. Sono sicuro che Vendola e Fini, Chiamparino e Granata, abbiano qualcosa da dirsi. Negli Usa ho visto, per il nuovo che Obama rappresentava, un entusiasmo che vorrei vedere anche in Italia».

Si fida di Veltroni?

«E’ credibile, esperto, ha sempre fatto bene. Non so se possa essere un uomo nuovo, la storia dell’Africa è un errore di comunicazione che paga».

Il tour?

«Parte il 16 aprile da Rimini. Un tour innovativo dal punto di vista visivo. In 4D: la vera sfida, perché sarò lì dal vivo e non serviranno gli occhialini».

Mariella Venegoni – La Stampa