L’adrenalina elettronica di un entusiasta detto Lorenzo

Arriva vestito di tutto punto all’ultimo piano (31esimo!) del Pirellone milanese, completo nero con camicia rossa, omaggio ai Kraftwerk di The Man Machine nonché abito di gala con cui presentare in pompa magna il suo nuovo cd, Ora. Lorenzo Jovanotti Cherubini è sempre il solito inguaribile entusiasta, anche quando le cose del mondo sembrano andare a rotoli.

Continua a «pensare positivo», insomma, magari con uno sguardo più disincantato. Ora è un disco ottimista, potente e adrenalinico. Portatore sano di un vitalismo contemporaneo, dove carne e spirito si fondono in un sound tutto energia e passione. Diverso da Safari, suo capolavoro della maturità, e più incentrato sull’istinto e sulla comunicativa a pelle, con l’elettronica in gran spolvero unita alle dolcezze classiche di una grande orchestra.

«Disco liberatorio», lo definisce lui. E dietro, è chiaro, c’è pure la risposta a una di quelle brutte botte che ogni tanto la vita ti assesta. In questo caso la morte di sua mamma. «È entrata in ospedale a giugno, non si è più ripresa. Camminando fra le corsie, c’era un sacco di gente che mi chiamava e voleva salutarmi. Così, per reazione, ho pensato a un album che facesse star bene e desse un po’ di sollievo. E cosa di meglio, allora, della dance? Che è poi quello da cui vengo, dagli esordi come dj».

Tanti i brani in scaletta, ben 15 (che diventano 25 nella doppia edizione deluxe), racchiusi in un cd che contiene molti potenziali singoli vincenti. Si ballerà molto, comunque, perché Lorenzo stavolta ha puntato forte sul ritmo. Io danzo è un sonoro pugno in faccia ai tanti condizionamenti della società: «libero perché io danzo», canta Lorenzo su una vivace onda electro-dance.

E, a proposito di pugni, ecco il ricordo di Muhammad Ali in Battiti di ali di farfalla, in duetto con Michael Franti per un rap dalle coloriture jazzy. Curiosa la marcetta ska di Quando sarò vecchio, mentre Il più grande spettacolo dopo il big-bang ha un vivace sapore rock, cita ironicamente Lady Gaga e racconta di un amore al di sopra dell’immaginazione. Eh già, l’amore. Evidente sin dal titolo nell’hit apripista Tutto l’amore che ho (assai bella, detto per inciso), virato sul romantico nella ballata piano e archi Le tasche piene di sassi, malinconico e notturno in Un’illusione, oppure imperioso nell’incalzante «diktat» di Amami. Ma c’è dell’altro.

L’elemento umano è una ballata pensosa dalla raffinata tessitura strumentale (ospite Luca Carboni), mentre La bella vita è un divertissement in stile etnico («L’Afrique c’est chic» è l’ideuzza sottesa) inciso coi maliani Amadou & Mariam. «Ho scelto Ora come titolo perché si guarda sempre a passato e futuro senza mai soffermarsi abbastanza sul presente: questo album rappresenta l’oggi. Per i suoni ho usato molto le macchine e le tecnologie avanzate, con un motto ben preciso: innamoriamoci del nuovo».

Nei testi sfilano immagini e visioni, citazioni colte (Ariosto e Cortazar) e frasi pop (Battiato e Cremonini), senza indugiare su politica e società, argomenti a cui Lorenzo comunque non si sottrae. A partire dal caso Ruby. «Mai votato Berlusconi, non mi ha mai convinto, né capisco l’entusiasmo di chi lo segue sempre e comunque. Perciò questo scandalo non cambia nulla della mia opinione su di lui.

Semmai mi stanno a cuore altre cose per l’Italia. Un tempo parlavo di sogno e speranza, oggi vorrei un progetto concreto per il nostro paese, fatto da politici seri, per la scuola, il lavoro e la sanità. Vorrei che ai posti di comando ci fosse gente competente. Mi piace Vendola, continua a piacermi Veltroni.

Ma apprezzo anche uno come Granata, penso possa esistere un dialogo. E vorrei che in Italia arrivasse un po’ dell’entusiasmo che gli Usa hanno avuto per Obama. Perché con l’entusiasmo sopporti meglio anche i peggiori sacrifici». Fra qualche settimana, sarà già tempo di live: un tour in «4D» promette Lorenzo, una frase scherzosa per annunciare un concerto molto energico e fisico, quasi un corpo a corpo col pubblico. Si partirà il 16 aprile da Rimini, per poi proseguire nel resto dello Stivale.

fonte: Diego Perugini, Unità.it