“Ora” di Jovanotti: la recensione di Panorama

Il 25 gennaio 2011 è uscito ne negozi “Ora“, il 18esimo album di inediti di Jovanotti. Poche ore dopo la metà di quei brani (e delle relative melodie) sono cuciti nella tua testa e riemergono prepotenti come se avessero sempre fatto parte di te. È un bene o un male?

Lorenzo Cherubini con un doppio cd per un totale di 26 tracce ci regala a tre anni di distanza da “Safari” (e le sue 600 mila copie vendute), un big party dove sono invitati proprio tutti, dall’adolescente cresciuto a pane e house fino al 40enne suo coetaneo più intimista.“Megamix“, prima traccia e termine evocativo delle sequenze radiofoniche dance, dà già all’ascoltatore l’idea in proiezione di quello che sarà l’album: provare a sorridere dietro ogni sfumatura, magari con le lacrime agli occhi, ritrovando se stessi negli aspetti più straordinariamente normali della vita.

Lo fa con i suoi testi, che ricorrono spesso alle liste per dipingere a brevi tratti le emozioni, raccolti in un grande diario personale che non sapevi di avere. Il suo genere pop nasce dall’integrazione di mille influenze, ancora una volta: troverete la dance, l’hip hop, il rap, il raggae (ma anche il raggaeton), il funk, il dub, la world music e molto altro ancora.

Il nuovo album di Jovanotti è un frullatore di sapori con un respiro stupendamente internazionale, che nelle sue innumerevoli tracce risulta forse un po’ troppo corposo. La tracklist sposta all’inizio di ogni cd i pezzi migliori e questo potrebbe creare in più di un’ora e mezza di ascolto un certo affaticamento.
Tra tutta questa musica prevalentemente elettronica, è poi il rock de “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang” a colpire nel segno con un testo che già ha il sapore dell’evento live “alla Ligabue“.

Contemporaneamente quell’energia esplosiva riesce a risultare intima come poche, valorizzando l’amore al di sopra di ogni cosa, in un confronto serrato con la modernità dove – citiamo il concetto – anche Lady Gaga e il Vaticano sono nulla al confronto.

Ne “L’elemento umano“, ripreso poi anche in versione acustica alla fine del secondo cd, c’è un cameo di Luca Carboni, appena udibile e fatto di sole due parole in cui dice: “Siamo liberi“.

Nessuno avrà mai da lamentare nulla sui suoi testi, che sono il marchio di origine protetta dell’artista, dove l’artigianalità di ogni verso rende pregiato questo prodotto sotto ogni aspetto.

Ma la critica, che viene anche dal pubblico, è al grande spazio dato agli arrangiamenti synth, tra l’altro così ben congegnati da sforare quasi nella migliore musica indie americana. Ma in fin dei conti è un genere che interessa davvero a qualcuno?

Probabilmente alle nuove generazioni, che si rispecchieranno molto di più in brani come “Spingo il tempo al massimo” o “La festa infinita“, pezzi molto più immediati rispetto “Quando sarò vecchio” o “Un’illusione“, piccole perle dove il cantautore invece mette in campo tutta la sua più ispirata dote poetica.

Di rilievo, ma un po’ ce lo aspettavamo, è la “restituzione” di Cesare Cremonini che entra in questo disco con il ritornello di “Mondo” inserito ne “I pesci grossi“. Un lavoro ben accolto anche dai fan dell’artista bolognese, che ieri ha pubblicato sul suo Facebook il risultato finale di questo scambio.

“Ora” non è un prodotto discografico “di massa”, ma un’opera decantata, accarezzata e accudita con amore. È un album che si muove continuamente, che ha tante cose da dire ma sa anche lasciare spazio alla musica che sia nelle parti orchestrali più pregiate che nella dance non cantata, che rende ancora più articolata la sua godibilità.
L’album ti prende e ti trascina via, ma nel frattempo si prende anche la briga di giocare con te suonando due tracce con lo stesso testo, “Io danzo” e “Sulla frontiera“, generando uno strano effetto dejavù che rinforza quell’idea di rotazione ricorda un po’ le palle specchiate degli anni ‘80.

Jovanotti luccica ed emana una raggi che esaltano a 360 gradi l’ambiente (musicale, sociale, umano) circostante , non scadendo mai nell’autoreferenzialità o nel culto dell’ovvio.

Una sorpresa continua fatta di ispirazioni multimediali imperniate sulla sua innegabile capacità di traduzione artistica dei tempi, amplificate da una sensibilità particolare per la vita che si percepisce vivida nella dedica a margine, rigorosamente minuscola, alla sua mamma recentemente scomparsa.

fonte: panorama