Jovanotti, dal dolore il disco più gioioso

È qui la festa? Non lo dice ma è come se lo dicesse Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che nel suo ultimo album prova a respirare di nuovo l’aria giovane (da jovanotto appunto) dell’esordio sotto le ali di Cecchetto (che figura anche nel lungo elenco di ringraziamenti che mettono insieme mezzo mondo musicale nazionale e Valentino Rossi).

Un viaggio sorridente, lontano dal clima generale che ci avvolge, quasi a voler offrire una sorta di terapia consolatoria: «Un disco liberatorio, nato per far star bene le persone» definisce lui stesso la sua ultima prova, 15 tracce (che diventano addirittura 25 in un package de luxe), firmate da un sedicenne di 44 anni, un album dallo spirito festoso, su ritmi dance, con l’elettronica a farla da padrone, animato da quello spirito avventuroso che da sempre è la migliore qualità di Lorenzo, uomo di musica.

Eppure, Ora, questo il titolo della raccolta nei negozi da oggi, esce in un momento particolare del Paese, eppure è frutto di una fase di dolore, la morte della madre a cui era molto legato: «La sua morte mi ha fatto molto male. Questo disco l’ho fatto insieme a lei, facendo avanti e indietro tra studio e ospedale, perciò ho sentito l’esigenza di un album che mi facesse prima di tutto ballare, trovare entusiasmi».

La gioia come terapia del dolore si accompagna al percorso professionale di Jovanotti, prodotto musicale degli anni ‘80 che ha provato ad emanciparsi con tutte le forze e che oggi ci tiene a mostrare di essersi emancipato nel saper far musica con abilità e fantasia. Il disco è ricco, nel senso che è pieno di cose, quasi un puzzle, fatto di materiali suggeriti, ascoltati, digeriti, fatti propri. Un verso di qua (magari pescato da un collega come Franco Battiato), due parole di là (Luca Carboni), altre due colte in un libro (di Julio Cortazar), lo spirito dell’Africa profonda del duo malese Amadou & Mariam (che animano una delle tracce migliori, l’etnica La bella vita), la collaborazione di Cesare Cremonini che ne I pesci grossi ripropone il refrain della sua Mondo, lo styling di un artista come Maurizio Cattelan che disegna il booklet e la copertina con un primo piano di Jovanotti che sul naso ha una strana barchetta.

L’onnivoro Lorenzo raccoglie, monta, smonta, rifà, realizza. La quantità di materia è sovrabbondante, caratterizzata dalla voglia di raccontarsi, indagarsi, guardarsi fuori: l’intensa L’elemento umano, l’amara Quando sarò vecchio, la più esistenziale di tutte Ora che dà il titolo al cd, la ballad Un’illusione, la techno Spingo il tempo al massimo, la dance La notte dei desideri, Megamix il cui testo ripete la frase «è questa la vita che sognavo da bambino». Perfino la ludica Io danzo, che nell’estensione de luxe si trasforma in Sulla frontiera, e dice: «Ci ascoltano al telefono/ ci rubano le password, … io danzo». Eppure la raccolta è frammentaria, non ha filo conduttore, è l’esatto contrario dei concept album di una volta, appare quasi come una compilation: «Questo disco non è un disco. E’ una playlist. L’album non esiste più. Io compro i cd, ma difficilmente li ascolto dall’inizio alla fine. Mi faccio delle playlist da ascoltare in macchina, in bici».

E se Ora evoca un clima disimpegnato («l’impegno è nell’intento di far star bene la gente, di guardare lontano, oltre l’orizzonte, di provare il gusto del nuovo: vorrei che fra due anni questo disco sembrasse vecchio, da quanto è nuovo») questo non vuol dire che Lorenzo rinunci a esprimere le sue posizioni, come ha fatto ieri presentando l’album dall’ultimo piano del milanese Pirellone: «Non ho mai votato Berlusconi, non l’ho mai capito e Ruby non ha cambiato nulla» racconta. E aggiunge: «La sinistra non c’è più ma c’è un progetto per l’Italia fatto da politici bravi. Mi piacciono Vendola, Veltroni e Granata. Sono sicuro che Fini e Vendola abbiano qualcosa da dirsi». Quello che manca al Paese, per l’artista, è l’entusiasmo che ha travolto l’America con Obama.

Il baccanale di ritmi quanto prima salperà per un lungo tour: appuntamento il 16 aprile a Rimini con la promessa «di uno spettacolo contemporaneo, emozionante, divertente. Anche perché i biglietti dei concerti costano ed è importante che sia una belle esperienza per chi lo vive».

di Marco Molendini – Il Messaggero