Jovanotti, la festa non è più qui

Che cos’è “Ora”?
“Una jam session, un racconto per immagini, un mondo sempre più ricco e complesso, in cui un artista ha a disposizione qualunque cosa, qualunque suggestione, qualunque suono, qualunque possibilità per raccontare una nuova storia”.
Avatar e l’iPad, Mark Zuckerberg e le strade dell’Iran, i Beastie Boys e i palazzi di vetro di Tokyo. Tutto nel calderone. Parliamo con Lorenzo “Jova notti” Cherubini del suo nuovo album – Ora, appunto, da oggi nei negozi di dischi – al trentunesimo piano del Pirellone. Sotto c’è la Milano dei cantieri e dei nuovi grattacieli. E tutto un Paese che “è un concetto antico ma in continua trasformazione”.
Lorenzo, com’è l’Italia “ora”?
Andrò controcorrente. Non voglio essere pessimista e anzi mi impegno ogni giorno a cercare segni positivi. Credo che in fondo, dopo 150 anni di storia, il nostro sia ancora un Paese in grado di risollevarsi. Sono un cittadino italiano e lo rivendico, sono innamorato della mia lingua e della

mia cultura, viaggio per il mondo ma vivo qui, non porto i soldi all’estero: per tutti questi motivi sento di poter vincere questa battaglia. Bisogna rimettere in piedi l’entusiasmo, di cui si sente la mancanza. Del resto, tra le immagini dell’Italia di oggi che mi vengono in mente ci sono anche le maestre che portano avanti la scuola nonostante la riforma,
le infermiere che lavorano negli ospedali per 1.300 euro al mese, gli operai della Fiat che pensano ancora di poter contribuire alla crescita del Paese.
Tra le immagini più ricorrenti delle cronache di oggi c’è però anche il premier coi suoi festini e le sue escort.
Berlusconi mi ha sempre fatto tristezza. Non mi fa simpatia, non mi fa ridere. Non mi piaceva nel ’94 quando è entrato in politica e non mi piace oggi, l’ho sempre considerato un mio avversario. Detto ciò, rispetto le regole della democrazia. Per quel che riguarda la cronaca corrente, mi sembra che si stia divertendo a fare sfoggio di potenza anche
fisica tipica del leader di fronte ai suoi uomini.
Lei muoveva i primi passi quando nasceva la televisione commerciale.
La tv privata mi è sempre piaciuta, mi affascinava l’idea che ci fosse Canale 5, in termini di comunicazione ho letto l’impresa di Berlusconi come una vicenda assolutamente interessante, anche se è una storia che non mi piace. Non sono uno di quelli di sinistra che guardano gli imprenditori con sospetto, ma vorrei che oggi si potesse diventare imprenditori con più trasparenza, anche al Sud, anche senza le collusioni obbligatorie con la criminalità
organizzata.
Lei è da sempre cantore dell’amore per una donna venerata, quasi angelicata. Oggi le ragazze sembrano tornate moneta
di scambio tra potenti.
Oggi è esplosa la tristezza, va in scena lo spettacolo di un uomo anziano che mette in piazza il suo avvilente immaginario. La cosa più triste è pensare che si possa fare carriera con questi mezzi, che si possa diventare consiglieri regionali o parlamentari senza avere le competenze necessarie per un lavoro così serio.
Mi chiedo: ma io dovrei mettere, che so, la mensa scolastica di mia figlia nelle mani di certe persone? Il problema è che poi diventano facce familiari, la ripetitività della loro immagine sui media finisce per renderle credibili agli occhi di molti elettori.
Ci sono però anche padri che spingono le loro figlie a entrare nelle grazie del Capo, raccontano le vicende recenti.
Sono storie tristi, ma queste famiglie sono un’esigua minoranza, verso la quale cerco di non avere un atteggiamento disperato. Non me la sento di prendere posizioni morali sulle vite di altre persone, oggi siamo tutti improvvisamente tornati moralisti, ci sono giornali e trasmissioni televisive che ti dicono che cosa dobbiamo pensare.
Lei che cosa pensa invece?
Penso che Berlusconi non sia il problema più grande. Il problema vero è tutto ciò che non è Berlusconi, tutto ciò che è “altro” da lui, e che purtroppo non si sta manifestando in nessun modo.
Oggi sono considerati “altro” dal presidente del Consiglio due personaggi opposti come Gianfranco Fini e Nichi Vendola. Sì, ed è assurdo. Ma penso che dovrebbero parlarsi, dicono cose che hanno molti punti di contatto.
L’urgenza di questo Paese è ritrovare l’entusiasmo, la gente non ha più bisogno di sogni e speranze ma di progetti seri.
Con la parola “sogno” ci hanno riempito le scatole per anni.
Lei un tempo “si fidava” di Walter Veltroni.
Mi fiderei ancora di lui. In un mondo ideale, Veltroni sarebbe un ottimo traghettatore. L’ho conosciuto quand’era sindaco di Roma e in tutti i ruoli di “gestione” che ha ricoperto negli anni ha dimostrato di saper operare molto bene, ma non è un uomo nuovo. E poi quello che vogliamo oggi per il nostro Paese è la normalità o qualcosa di più audace?
C’è qualcosa di più audace all’orizzonte?
Purtroppo non vedo nulla. Ci sono certamente molti politici di valore: Vendola, Chiamparino, Renzi, Granata… solo per citare i primi che mi vengono in mente. Ma chissà dov’è quello che potrebbe coagulare tutto. Il nostro è un mondo dove conta sempre di più la comunicazione, per questo serve davvero una faccia nuova.
Negli Usa Obama in fondo ha fatto questo: si è proposto come un leader antropologicamente nuovo, come un crossover interessantissimo di mondi diversi. Tra tutti, da noi penso che l’unico volto convincente in questo senso sia Vendola. A quelli che dicono “Ma è gay, ma ha l’orecchino” rispondo che non penso che l’Italia non sia pronta a votarlo. Questo Paese ha un urgente bisogno di cambiamento e di novità, molto più di quanto siamo disposti ad immaginare.

di Mattia Carzaniga – Il Fatto Quotidiano