Jovanotti, esce ‘Ora’

Milano, 25 gennaio 2011- Dedicato a mamma Viola e alla sua voglia di crederci. Non c’è rimpianto ma solo un gran desiderio di far festa nel nuovo album di Jovanotti “Ora”, appena arrivato nei negozi per sciogliere in un sorriso quel gelo che l’ex ragazzo fortunato si porta dentro da mesi; in fondo, a lei che adorava “What a wonderful world” e i pezzi più sfrenati del figlio, sarebbe piaciuto così. Lorenzo se ne dice convinto mentre all’ultimo piano del Grattacielo Pirelli di Milano rigira tra le mani questo doppio cd, con la copertina di Maurizio Cattelan che proietta la sua faccia nell’iperspazio. Agli addii non si è mai preparati e tantomeno a quelli a chi ti ha cambiato la vita.

Fu proprio mamma a spronarlo a tentare la carta della canzone, a dire di sì a Cecchetto, mettendo in un angolo l’indifferenza di babbo Mario «che pensava fosse una stronzata questa storia del giradischi» come ricorda il cantante tra le pagine di “Viva tutto!”, recente volume di riflessioni, appunti, note a margine, scritto in condominio col filosofo Franco Bolelli. Quello che Jova ha fatto in questi 25 anni di hit-parade l’ha fatto pure per lei, perché le sue amiche sapessero che era la madre di una rockstar. E una foto di Viola – con addosso quella felicità che le hanno smorzato prima la perdita del figlio Umberto, vittima tre anni fa di un incidente di volo, e poi una caduta da cui non s’è più ripresa – chiude anche l’album fotografico utilizzato da Lorenzo per presentare questa sua nuova fatica affiancando Lola Falana e Claudio Abbado, Stanlio e Ollio e TS Elliot, l’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra e la Love Parade di Berlino.

«Questo è un disco che nasce per compensazione, visto che mamma stava male avevo bisogno di creare qualcosa che facesse stare bene me e gli altri» spiega. «Frequentare gli ospedali, incontrare medici e malati, mi ha dato l’illusione di essere utile con la musica a dare sollievo alla gente». Garcia Marquez dice che «la grande rivoluzione è fare bene il proprio lavoro» e lui utilizza il principio come garanzia di qualità per queste 25 nuove canzoni (più una versione singola con 15 pezzi) nate nello Studio Karakorum, che s’è ricavato dalla sua casa di Cortona e prodotto da Michele Canova Iorfida («il mio Phil Spector»). Gli archi sono stati scritti da Paolo Buonvino e registrati agli Abbey Road Studios con la London Sessions Orchestra. «Sono così affamato di novità che spero fra un paio d’anni questo disco possa sembrare già vecchio». E Sanremo? «Non ho sentito nessuno, non ho contatti con nessuno; il cast è molto bello, faccio tanti auguri a Gianni Morandi e alla musica italiana».

A primavera il tour, con debutto il 16 aprile a Rimini. Fra i politici dell’album sfogliato da Lorenzo all’ultimo piano del Pirellone c’è Barack Obama, ma non Veltroni («mi fido ancora di lui perché è una persona in gamba») e tantomeno Berlusconi. «Sono vent’anni che cerco di capirlo, ma non mi riesce» ammette. «La cosa che mi piace di più fare nella vita è cambiare idea, ma col Premier finora non m’è riuscito. E poi, al di là degli uomini, quello di cui c’è bisogno in questo paese è un progetto».

fonte: Andrea Spinelli, Quotidiano.net