Jovanotti: il mio cd di speranza nato in mezzo al dolore

Se un disco non ti migliora la vita non è un disco riuscito. Parola di Jovanotti, pronto a sbarcare nuovamente in hit-parade dopo le 650 mila copie vendute da Safari, best seller del 2008, e il David di Donatello a Baciami ancora, con il nuovissimo “Ora”. Per lui «un disco è bello quando ha pezzi forti, quando riesce a farmi sentire più vivo, a farmi amare di più la vita, a farmi guarire se ho il mal di schiena» assicura.

Ora di pezzi da hit-parade ne ha ben 25, di vivacità e di ottimismo pure. L’efficacia sul mal di schiena, invece, la testeranno i concerti di primavera – debutto il 16 aprile al 105 Stadium di Rimini – definendo in maniera precisa l’impatto popolare di questo doppio cd (ma esiste pure una versione singola con 15 brani) in cui figurano pure Cesare Cremonini ne I pesci grossi, Michael Franti degli Sperhead in Battiti di ali di farfalla, la coppia maliana Amadou & Mariam ne La bella vita. Franco Battiato lascia un verso in Io danzo, Luca Carboni solo un paio di parole ne L’elemento umano, mentre il maestro Alessandro Alessandroni, celebre “fischio” del Western italiano anni Sessanta, affida il suo inconfondibile sibilo a Quando sarò vecchio.

Prodotto da Michele Canova Iorfida, Ora viene meno al proposito di inseguire un suono deliberatamente dance per la presenza degli archi della London Sessions Orchestra, scritti da Paolo Buonvino e registrati agli Abbey Road Studios. Presentato ieri pomeriggio all’ultimo piano del Grattacielo Pirelli, col tramonto oltre le finestre che arrossava i tetti di Milano, “Ora” si propone a detta del suo autore come un disco di «musica per le feste». Un album «con dentro canzoni da ballare o da ascoltare in auto, immersi nel traffico, insomma canzoni che stimolano la produzione di felicità e di speranza».

Un’energia e una voglia di nuovo intesa da quarantaquattrenne interprete di Con tutto l’amore che ho come una compensazione per i mesi critici che ne hanno accompagnato la realizzazione, culminati con la scomparsa di mamma Viola. «Dopo l’incidente costato la vita a mio fratello Umberto, tre anni fa, mamma non ne ha più voluto sapere di trovare una ragione per stare al mondo, poi lo scorso giugno è caduta e non s’è più ripresa» ammette.

«A volte, quando andavo a farle visita, portavo con me l’i-Pod, le mettevo gli auricolari per farle ascoltare cosa stavo facendo e lei mi stringeva la mano. A lei piaceva la festa ed era orgogliosa di me. Anzi, era stata proprio lei a spronarmi a raccogliere l’invito di Claudio Cecchetto, a venire a Milano e a tentare una strada nella musica. Ecco perché ho voluto incidere un disco gioioso, carico di energia, come piaceva a lei che ha sempre amato il mio repertorio più esuberante. E poi frequentando gli ospedali, mi sono reso conto che la musica un aiuto lo può dare a chi è in cerca di un po’ di sollievo».

Cauto sul versante della politica. «Non ho mai votato a destra. La cosa che mi piace di più fare nella vita è cambiare idea, ma con Berlusconi finora non m’è riuscito. E poi, al di là degli uomini, quello di cui c’è bisogno in questo paese è un progetto». Venticinque canzoni sono tante, forse troppe. Ma di hit ce ne sono, a cominciare dall’imminente singolo Il più grande spettacolo dopo il Big Bang.

Dovendo trovare un paragone nella carriera di Jovanotti viene in mente Lorenzo 1997 – L’albero, disco di grande successo, ma sovraccarico di canzoni. Per una singolare coincidenza pure lì c’era un pezzo sul Big Bang.

fonte: avvenire.it