Wired: Jovanotti racconta Ping

Sul sito di Wired intervista a Jovanotti che racconta la sua esperienza con Ping!, il social network musicale incluso in iTunes.

[…] Gli artisti nazionali a iniziano a vedersi. E il più attivo di tutti è Lorenzo Jovanotti. Uno che è da sempre attento alle nuove tecnologie, e ad iTunes e al mondo Apple in particolare: nel 2004 fu il primo artista italiano di rilievo a pubblicare un disco esclusivamente sul negozio on line, “Jova Live 2002”. E anche questa volta è stato il primo artista italiano a sbarcare su Ping. Wired lo ha raggiunto in studio, a Milano dove sta lavorando al nuovo disco, per farsi raccontare qual è la sua esperienza sul nuovo network musicale.

Come hai fatto a diventare il primo artista italiano su Ping?
Dovrebbero farmi azionista della Apple con tutti i soldi che gli ho dato dal 1988 a oggi… Appena ho saputo di Ping ho chiamato la mia casa discografica e gli ho chiesto di farmi subito un account “artista”: è stato piuttosto semplice. Ping ha due tipi di account: “persone” e “artisti”; quest’ultimo passa attraverso il rapporto che iTunes ha con le case discografiche e le etichette.

Qual è stata la tua esperienza di questi primi giorni su Ping?
Mi piace l’idea di un social network musicale e come tutte le cose Apple Ping ha un’interfaccia molto semplice e mirata. Chiaramente è uno strumento fatto per conoscere più musica, quindi dal loro punto di vista per moltiplicare le vendite. È abbastanza intrigante seguire i consigli musicali di gente come Rick Rubin o Mark Ronson o Bruce Springsteen e vedere quali sono i 10 pezzi preferiti da The Edge questa settimana. A me interessa la musica e un network dedicato solo alla musica mi prende bene.

Qualche collega italiano – non molti in verità- ti ha seguito, ma in generale non c’è ancora molto movimento nazionale su Ping. Di che cosa ha ancora bisogno per decollare anche da noi?
Credo che semplicemente nei paesi anglosassoni sia ormai un fatto assodato che Internet è il principale veicolo di promozione del nostro lavoro. Da noi il passaggio è più lento.

Come scegli la musica che condividi su Ping?
Sono i dischi che sto ascoltando, sono le cose che prima semplicemente avrei consigliato agli amici. Io ascolto un sacco di musica e mi piace questa cosa che ormai esiste una simultaneità tra le cose più vecchie e cose appena uscite. Tutto in Rete avviene adesso.

Ogni tanto, oltre alla musica, posti su Ping foto dallo studio. Possiamo aspettarci qualche altra sorpresa in futuro?
Sto preparando il nuovo sito che sarà un crocevia di tutti i social network disponibili e avrà anche un grande archivio retrospettivo. Attraverso la Rete vorrei avere un rapporto sempre più diretto con chi è interessato alle mie faccende artistiche. Stiamo preparando una serie di teaser per il disco nuovo che spaziano attraverso molti media: video, audio, fumetto, testo, foto.

Cosa pensi delle critiche che si fanno in giro a Ping? Su tutte quella di essere troppo chiuso e limitato alla condivisione della musica in vendita su iTunes.
Come tutte le cose di Apple, anche in Ping convive l’aspetto visionario con quello puramente commerciale. È la loro forza, sono riusciti a unire l’immaginario “californiano” a quello di Wall Street, è così dall’inizio, e per questo funziona. Ping è contemporaneamente cultura e mercato. Sbaglia chi pensa che Ping ucciderà gli altri network musicali in rete, ce ne sono di ottimi per informarsi sulle cose nuove, da Last Fm a Hypem (ottimo) fino a migliaia di blog davvero speciali dove ottenere informazioni. C’è Honest John’s di proprietà di Damon Albarn, c’è Wax Poetics uno dei migliori per la musica black, afro e latin, c’è Bleep, uno shop di sole etichette indipendenti che ha dentro cose ottime. Insomma la Rete è grande non è solo Ping.

Per un artista – e anche per il pubblico – non c’è il rischio di perdersi con tutti questi social network a cui stare dietro? Hai un metodo nel scegliere cosa-postare-dove tra Ping, Twitter, Facebook, MySpace, sito, etc. ?
Nessun metodo, non sono addicted, e non sono di quelli che pensa che se non ho un messaggio su Twitter fresco di giornata il pubblico cambierà gusti musicali. Penso solo alle canzoni, a farle bene, che siano emozionanti, che arrivino attraverso qualsiasi mezzo a diosposizione, dalla suoneria del telefonino alle casse del palasport. La musica è il social network più antico e quello che funziona di più. Il resto può aiutare ma senza pezzi si va poco lontano.

fonte: wired.it