Jovanotti, “Rossini” opera buffa per ragazzi

Dice Jovanotti che potrebbe scrivere un’opera completa soltanto dopo i cinquant’anni, e fa i conti con le dita: «Sarà nel 2016». Per ora – e per la seconda volta dopo «La parrucca di Mozart» – è librettista di «Rossini», surreale operina buffa con la musica di Bruno De Franceschi, che sarà rappresentata stasera alle 18 e domani nel teatro della sua deliziosa Cortona, da 70 ragazzi fra i 10 e i 15 anni che arrivano da varie scuole di musica italiane, e suonano e recitano dopo uno stage di 15 indimenticabili giorni insieme «dai quali vanno via trasformati». Lì in mezzo c’è anche Teresa, undicenne altissima bionda, guance di melograno, erede Cherubini: «Per tutto l’anno parla di quest’esperienza, mica mi diventerà un’attrice», sorride mamma Francesca nel quieto pomeriggio di fine estate, mentre i ragazzini sciamano dal teatro. Hanno gli occhi che brillano.

Jovanotti li guarda e sogna il futuro dell’iniziativa: «L’anno prossimo, se ancora ce la faremo, toccherà a Verdi. Con 70 mila euro facciamo miracoli: un po’ ci dà Enel, un po’ il Comune, la Provincia, la Fondazione Montepaschi. Vorremmo trasformarlo in un progetto che coinvolga tanti comuni, e mi piacerebbe un posto difficile come Scampia». Si accalora sul «modello didattico artistico»: «Non facciamo tentativi di divulgare la storia e l’opera dei geni della musica. Come già Mozart, “Rossini” è un “cavallo di Troia” per entrare in un mondo: qui è un plurale, un avatar della commedia dell’arte. C’è un racconto fantastico sulle maschere che si trovano in un teatro bruciato e per farlo rivivere s’inventano un’opera per il principe, che impazzisce. Importante è lo spirito: non competitivo, non da tv, senza nomination. E’ il percorso che conta».

Il libretto è molto jovanottiano, con voli pindarici, e ricorda a tratti i suoi rap da scioglilingua; con morale, perché è quel bellimbusto del proprietario, a incendiare il teatro per farci su un bell’albero di 30 piani: ma viene travolto dalle maschere. Sul palco i ragazzi combattono con entusiasmo ribaldo, sotto l’affettuosa regìa di De Franceschi. E’ una gioia starli a vedere: «Quando sono arrivati, erano spauriti. Si sono trasformati», s’infervora Lorenzo, che sente di trasferire loro le proprie energie: «Credo che il Paese si ricostruisca stimolando il senso di sé, e il teatro è una palestra fantastica, ti mette in contatto con il tuo corpo, la tua voce. Qui è il contrario della scuola: non c’è cattedra, e la tua abbondanza non nuoce agli altri, c’è il permesso di essere unici».

Viene in mente che lui, Jovanotti, a 16 anni già si dava da fare con i dischi, e a 18 era famoso. Una vita, ormai, spesa in pubblico: ma com’era cominciata, la vocazione? «Sono il terzo di quattro figli, il più libero da condizionamenti. Ero quello che faceva ridere la mamma, il mio babbo mi dice sempre che raccontavo un sacco di balle». Oggi è ancora disposto a sognare: «Ho una visione aperta sul futuro, i ragazzi vivono immersi in informazioni che arricchiscono: il vecchio PCI aveva paura della tv a colori, ma qualunque strumento che ti arricchisce, ti apre. Poi, la differenza la fanno l’amore e le persone».

Io penso positivo finché son vivo. Anche per il prossimo album, quasi pronto: «Vorrei uscire in gennaio. Mi diverto tanto che mi escono nuove idee, e sono rientrato in studio. “Safari” è stato il disco più venduto in Italia negli ultimi 5 anni, ma io ora cambio tutto: mi piace pensare a un album in un modo nuovo, come una playlist di pezzi molto forti, come i singoli nei ’50-’60. Ho fatto caso che ogni volta che ho inciso una sola canzone, ci ho messo l’energia di un album: per questo, allora, uscivano pezzi pazzeschi».

Io penso positivo finché son vivo, anche sull’estate dei veleni: «La musica è liberatoria, non a caso sarà forse il disco più divertente della mia vita. Evito ciò che mi sa di bassezza, le storie e i dossier, e penso all’umanità ricca di slanci. Preferisco vedere Steve Jobs che pensa al futuro, che non un tg. Essendo vissuto negli Usa, dove con tutti i problemi mettono comunque l’entusiasmo e l’innovazione al centro del programma politico, cerco di fare come loro». Sarà anche per questo, che alla lettera al ministro Bondi sulla mancata spesa dei quattrini raccolti con «Domani» da lui e altri artisti, non è seguita polemica: «A breve ci sarà un incontro», si limita a promettere.

Di «Rossini», si parlerà a ottobre, in uno speciale di Sky Classic sul progetto.

fonte: Mariella Venegoni – La Stampa