Jovanotti, lezione ad Harvard a ritmo di rap

New York, 28 aprile 2010 – IL PROF. JOVANOTTI prende la parola dove insegnano i Nobel. Il rap melodico è salito in cattedra in uno degli atenei più importanti del mondo. Lorenzo Cherubini, convinto testimone dei valori della pace e della fratellanza universale, ha vestito per un giorno i panni del del docente e ha incontrato gli studenti dell’università di Harvard per una lezione su ‘Musica e Diritti Umani’. «Un cantautore sa — ha detto prima di presentarsi alla conferenza — che cosa significa sentire l’emozione di un’utopia realizzata. Quell’emozione può e deve essere comunicata».

ED È PROPRIO quello che Jovanotti ha tentato di fare ‘dalla cattedra’ dell’università americana, spiegando ai ragazzi quali siano i successi e i limiti del messaggio di pace portato nel mondo attraverso la sua musica. Nessun cantante italiano aveva mai avuto l’onore di parlare nelle aule dove si è laureato il primo presidente nero degli Stati Uniti, Barack Obama, e dove prima di lui hanno discusso di pace nel mondo personaggi come il Dalai Lama. Da sempre Lorenzo ha legato la sua immagine a battaglie per i diritti umani. La sua lontananza da posizioni ideologiche lo ha reso un testimone credibile verso le nuove generazioni, che pretendono interlocutori indipendenti e che mostrino autentico interesse per le cause di cui si fanno portavoce.

La lezione, organizzata dall’Università del Massachusetts in collaborazione con l’Istituto di Cultura del consolato italiano di Boston, si tiene alla vigilia del concerto che il cantautore italiano terrà al ‘Paradise Rock Club’. Il viaggio di Jovanotti attraverso il Nordamerica è iniziato a Washington il 22 aprile, e dopo aver fatto tappa a New York sabato, è proseguito per Philadelphia, Chicago, Boston, e si concluderà con le tappe canadesi di Montreal e Toronto.

Nella Grande Mela il rap ‘duro-melodico’ e le ‘liriche d’amore’ di Lorenzo hanno registrato il tutto esaurito al ‘Webster Hall’, locale storico della musica underground. Da ‘Serenata Rap’ a ‘Ragazzo Fortunato’, dalla dolcezza di ‘Bella’ e ‘A te’, alla carica de ‘L’ombelico del Mondo’, dedicata agli italiani di New York. Jovanotti si è detto onorato di salire sul palco dove si sono esibiti Rolling Stones, U2, Beastie Boys e persino Frank Sinatra. E l’omaggio agli States con ‘Stay’n Alive’ è stato l’unico momento in cui il cantante ha abbandonato la nostra lingua.

«CANTO in italiano — ha spiegato — perché è una lingua bellissima. Peccato solo la conoscano in pochi». E ancora: «Che cosa c’è di piu’ universale di un ritmo funky? Di una canzone rap? Di più universale c’è l’amore tra gli esseri umani. Ai ragazzi voglio cercare di spiegare quell’emozione lì. Nessuno può farsi un’idea di cosa siano i diritti umani se prima non riconosce di essere un essere umano in un mondo di umani. In questo senso la musica è un veicolo straordinario, un mezzo efficace per esprimere quel tipo di emozione. Perché la musica… lo sa».

fonte: quotidiano.net