Harvard

Jovanotti ha tenuto nella prestigiosa Università di Harvard la lezione su “Music and Human Rights”, ricevendo un’accoglienza degna di una personalità di livello mondiale.
In concomitanza con il suo intervento si svolgeva anche la lezione sul disarmo nucleare, tenuta dall’ ex direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, Mohammed El Baradei, ma nonostante ciò al Wiener Auditorium, si è registrato il tutto esaurito per l’artista italiano.

“Questo mi fa sentire ancora di più un privilegiato, ma dimostra anche che la musica può avere la potenza di una centrale nucleare”, ha aperto Jovanotti, “e coloro che la utilizzano per comunicare con le masse devono tenerlo sempre presente. Il messaggio veicolato attraverso i testi, infatti, ha la possibilità di alzare l’umore di una persona, di farle coraggio, di gioire così come generare odio, violenza o frustrazione. Il ruolo del cantautore è molto delicato soprattutto perché una volta lanciata la canzone nel mercato discografico non c’è più alcun controllo sui fruitori”.

Di questo è stato sempre consapevole Lorenzo che ha associato alla propria persona e ai propri concerti cause sociali portate avanti da associazioni benefiche quali Emergency, Amnesty International, Lega Anti Vivisezione (LAV), Nigrizia, Data e tanti altri ancora.

Proprio per il suo impegno umanitario l’Italian Society di Harvard, in collaborazione con il Consolato generale italiano a Boston, ha invitato il cantante che si è sentito molto onorato della proposta e dell’accoglienza ricevuta.

L’incontro con gli studenti è durato due ore durante le quali Lorenzo ha risposto in inglese ai curiosi allievi d’oltreoceano.
“Per un italiano, avere successo in America è qualcosa di particolare. Mi riempie di orgoglio. Credo che la gente percepisca la mia italianità. Io non so bene cosa significhi, perché ci sono nato, è naturale per me essere così, ma so che il mio messaggio arriva alle persone anche perché viene da lì. E’ un modo d’essere positivo che la gente condivide”, ha detto Lorenzo, spiegando che la musica, quella ‘vera’, per lui è ‘liberazione’.
Nonostante la barriera linguistica, “alla fine il messaggio arriva lo stesso, E questo ciò che conta”, ha detto il cantante che nei concerti americani non rinuncia a cantare nella sua lingua.

Il nodo centrale del messaggio di Lorenzo è stato l’unicità che caratterizza ogni individuo “il mondo globale e interconnesso in cui viviamo – sottolinea il cantante – va alle radici degli individui. Io sono convinto che se la Costituzione americana dovesse venire scritta oggi non ci sarebbe più la frase ‘tutti gli uomini sono creati uguali…’. Io credo che la parola ‘uguali’ sarebbe sostituita con la parola ‘unici’”. E questo che connota ogni brano del cantante che appare “unico” nel suo genere, capace di far apparire un testo come “creato ad hoc” per una persona ma al contempo, di generare questa sensazione a una moltitudine di persone. Per fare un esempio quanti hanno dedicato alla propria moglie la canzone “A te” che Lorenzo ha scritto nel 2008 per la moglie? E quanti, invece, hanno usato la ninna nanna “E’ per te” per far addormentare il proprio figlio?

L’uguaglianza, quindi, si ha nel cercare tutti le stesse sensazioni anche se ciascuno le trova in modo assolutamente unico.