Philadephia Inquirer

testo italiano (traduzione jovazaky)

Un musicista per cui è giunta l’ora dell’america.
Gli americani scoprono la superstar italiana Jovanotti.

Per buona parte delle ultime 2 decadi, la superstar italiana Jovanotti – vero nome Lorenzo Cherubini – è stato conosciuto in europa successi pop – hip-hop ‘furbetti’ come “Gimme Five.” In America, i più al massimo ne hanno sentito parlare per le sue collaborazioni con personaggi del calibro di Bono.

Vergogniamoci.

Anche se forse è stato meglio aspettare. Jovanotti crede che all’età di 43 ani ha molto più da comunicare di quanto non avesse da ragazzo. E non solo per l’età o la rabbia giovanile.

“La musica accompagna la vista – la vita cambia e la musica cambia”, racconta Jovanotti dalla sua casa di Cortona, nella Toscana. “Quando avevo vent’anni il mio mondo erano i club e due giradischi. Poi ho iniziato a visitare altri mondi e la mia musica è cresciuta in proporzione agli altri paesaggi emotivi.”

Da quando le melodie contagiose e il suo stile vocale mezzo cantato e mezzo parlato hanno acquistato colori world-jazz, con testi politici e di consapevolezza spirituale, la sua reputazione per le intense performances live è molto aumentato negli Stati Uniti, al punto che Jovanotti e la sua band Soleluna hanno regisstrato il loro ultimo album “OYeah” dal vivo a New York.

C’è una dolce effervescenza nel modo in cui Jovanotti si confronta con i momenti migliori del suo repertorio (ad esempio, “Salato Parte Due,” “Safari,” “Bruto”) che non ha nulla a che vedere col fatto che “Oyeah” è un album registrato dal vivo. C’è la volontà di aprire ogni canzone famosa con una libertà mai assistita in passato.

Forse deriva dal fatto che la sua popolarità in america non ha ancora raggiunto i 10.000 e più spettatori che hanno i suoi spettacoli negli stadi in Italia. Forse avere una specie di lavagna bianca ha fatto emergere il poeta e il cantante. “Volevo suonare le mia canzoni con una struttura più aperta in modo da improvvisare e creare soluzioni differenti ogni sera” dice.

“Gli spettacoli americano sono intimi e confidenziali. E’ come se la gente stesse partecipando a una jam session insieme a me.”

testo inglese di A.D. Amorosi per The Inquirer

A musician whose U.S. time has come
Americans are discovering Italian superstar Jovanotti.

For the better part of the last two decades, Italian superstar Jovanotti – real name, Lorenzo Cherubini – has been best known to European audiences for crafting ebullient pop-hop hits such as “Gimme Five.” In America, most got wind of him only through collaborations with the brand-name likes of Bono.

Shame on us.

Then again, maybe it was best we waited. Jovanotti believes that at age 43, he has more to communicate than he did as a kid. And it’s not just about age or youthful rage.

“Music comes with life – life changes and music changes,” Jovanotti says from his home in Cortona, in the Tuscany region of Italy. “When I was 20, my world was a club and two turntables. Then I began visiting other worlds and my music grew in relation to other emotional landscapes.”

As Jovanotti’s contagious melodies and half-sung/half-spoken vocal style took on rough-hewn world-jazz hues (think Manu Chao), with lyrics archly political and spiritually conscientious, his profile and reputation for intense live performances grew in the United States – so much so that he and his band Soleluna recorded their most recent album, Oyeah, live in New York.

There’s a sweat-soaked effervescence to the manner in which Jovanotti tackles the finest moments of his catalog (for example, “Salato Parte Due,” “Safari,” “Bruto”) that has nothing to do with Oyeah’s being a live album. There’s an abandon to the idea of opening up each familiar tune that’s simply freer than anything this writer’s witnessed in some time.

Maybe it comes from the fact that his popularity in America hasn’t quite reached the 10,000-plus audiences that his Italian stadium shows have. Maybe having something of a blank slate has enlivened the poet and singer. “I wanted to do my songs with a more open structure so to make improvisations and create different solutions in the same song every night,” he says.

“The American shows are confidential and intimate. It’s as if people, the audience, are participating in a jam with me.”