Jovanotti,questa è l’America di un rapper italiano in trasferta

DSC_0105_2Come un Buscaglione/Carosone in versione rapper, anche Lorenzo Jovanotti vuol fare l’americano. L’ex dj casinaro di È qui la festa? e l’ex-ragazzo fortunato diventato adulto con un Safari, ha realizzato il suo primo disco per il mercato Usa, Oyeah, pubblicato negli Stati Uniti e distribuito anche in Europa ma non in Italia.
È il frutto delle scorribande nei club di New York City con i musicisti del suo gruppo, in un periodo che lo stesso Lorenzo ha definito «indimenticabile, durante il quale, con i ragazzi del mio Lab, abbiamo esplorato il cuore la Grande Mela e la musica che quell’agglomerato fatto di cemento e milioni di esseri umani ha prodotto. Ne sono venute canzoni vere condite da emozioni vere». Nel primo cd di Oyeah troviamo hit del suo percorso artistico ultraventennale proposti in versione live insieme a classici del soul americani, registrati durante i concerti tenuti tra giugno e luglio a New York. Dalla jam di Safari si passa a Wanna be starting something di Michael Jackson dove viene citata anche l’Africa di Soul makossa, in un delirio di percussioni afrolatine. Dopo Bruto, Punto, Salato, Dove ho visto te incollata a Piove, e Tanto appiccicata a Falla girare si va a finire con Penso positivo (lunga quasi 10 minuti, mai così «puzzolente» di funk), Serenata rap (davvero metropolitana, scandita da un pianoforte molto hip hop) e L’ombelico del mondo, in una torrenziale jam. In mezzo ci infila «Parlami d’amore Mariù», perché in fondo – deve pensare il Jova – noi «italians» siamo ancora quelli delle romanze e delle canzoni pop «anema e core». Molto più intrigante il secondo cd, diviso tra inediti incisi a Brooklyn e registrazioni pirata ma ufficiali (quelli che Lorenzo definisce «Official live bootleg»). Il primo inedito è una versione tex mex di Buonasera signorina, dove il Cherubini mescola senza alcun rispetto Los Lobos, Buscaglione, il mandolino e la Napoli sognante con “«a vecchia luna che sul Mediterraneo appar» Poi, non pago, riprende Lontano lontano di Tenco, insolitamente misurata, seppure limitata dal suo timbro non certo travolgente. Il cantautore-rapper si trova meglio in Staying alive che, come nel pezzo di Michael Jackson, non affronta in falsetto ma rallentandola, abbassandola e virandola in soul-funk stile Curtis Mayfield/Lenny Kravitz. Dopo la versione country-rockabilly degli Hormonauts, però, è davvero difficile trasformare in qualcosa di diverso l’hit dei Bee Gees. Il vero «sacrilegio» per qualcuno sarà la mutazione dell’Adagio di Albinoni in un samba-soul, con tanto di «na-na-na-na» alla Marcos Valle. L’effetto finale è simile alle colonne sonore dei porno-soft e dei poliziotteschi anni ’70 italiani. Negli «officiale live bootleg» successivi si sentono le voci dei club, il tintinnio dei bicchieri e le grida della gente. Jovanotti canta (in un mix di parlato e cantato) la romantica A te, per poi lasciarsi andare a rappare “Umano”, Bruto e Come parli l’italiano/ New York City taxi driver. In quest’ultima traccia “sbraca” davvero con una strofa imperdonabile: «Io sono Lorenzo – rappa in inglese – conosciuto come Jovanotti/ seguo il groove come James Brown e canto come Pavarotti».
Giulio Brusati
il giornale di Vicenza