Jovanotti intervista Lapo Elkann per GQ

lapo-gqJovanotti a New York ha intervistato per GQ Lapo Elkann. Ed ecco quello che ne è uscito.

Un’intervista senza dubbio inconsueta quella che vede come protagonista Lapo Elkann. Sì, perché il suo intervistatore non è un giornalista, ma bensì Lorenzo Jovanotti che ha incontrato Elkann a New York per GQ.

Faccia a faccia un cantante anticonformista come Lorenzo e un imprenditore creativo ed estroverso come Lapo. Cosa poteva venirne fuori se non una lunghissima chiacchierata per la storia di copertina del numero di settembre della rivista.

E noi andiamo a curiosare su quello che si sono detti i due: “Ci siamo dati appuntamento nel caffè dove va lui di solito a New York, il Sant’Ambroeus, un posto italiano nel Greenwich Village. Non ho preso appunti e nemmeno ho registrato quello che ci siamo detti – racconta Jovanotti – ma ho tutto qui nel cuore, più che nella testa”.

E su Lapo Lorenzo racconta: “Lapo è uno che ti fa venire voglia di abbracciarlo, la sua è una comunicazione che cerca emozione nell’interlocutore. È per questo che in tanti gli vogliono bene, per questo va poco d’accordo con l’establishment, per questo è un outsider, una rockstar senza la musica. Lapo è un outsider: se l’è pure tatuata sul braccio la parola Outsider, in caratteri gotici. Per avvertire il mondo e per ricordarlo a se stesso, nel bene e nel male. Lapo mostra se stesso, lo fa in modo disarmante”.

Nell’intervista si parla anche del passato di Elkann, nel bene e nel male: “Mi ha detto che dopo la famosa notte di Torino lui non ha più paura di parlare delle sue debolezze che sono una parte di lui, anche se imbarazzano la Famiglia, e gli ho chiesto se per lui è stata uno spartiacque e se prova rancore per qualcuno”: ‘L’ho provato, è stata dura perché tra le persone che mi hanno abbandonato c’erano molti di quelli che erano più vicini a me, ma adesso è passata’.

E ancora: “Non credi anche tu che questo sia un momento pieno di potenzialità? E se lo pensi, come lo vivi? «Assolutamente sì, oggi sono crollate tante sicurezze del passato e c’è apertura verso nuove idee e bisogna dargli fiducia, cosa che in Italia non si riesce a fare, a differenza di qui in America. In Italia abbiamo un grande problema, la disonestà”.

“I bambini – dice Lapo – crescono pensando che fregare gli altri sia il modo per avanzare, che il merito non conti nulla e i potenti non fanno niente per cambiare questo stato di cose. In Italia nei luoghi di potere ci sono i soliti di sempre, quelli che non lasciano venire fuori le cose positive perché hanno paura di perdere la loro capacità di controllo”.

E poi spiega il suo punto di vista: “Con me lavorano ragazzi che vengono da famiglie normalissime ma che hanno talento, Italia Independent non è un club di figli di papà, è una storia vera, una cosa che mi rappresenta nel suo spirito libero e non classista. E non la sto facendo con i soldi della holding di famiglia, ma cercando nuove risorse altrove, costruendo nuove relazioni”.

E di fare un figlio hai voglia? “Solo quando sarò sicuro di poter essere un buon padre, non uno di quei padri che hanno carriere pazzesche e costruiscono imperi però non si sanno far amare dai loro figli e finiscono per sbagliare tutto. Quando Edoardo è morto, mio nonno Gianni è invecchiato di colpo di vent’anni. Mio nonno è stato un uomo eccezionale, con un talento senza pari, con me è stato fantastico e di grande ispirazione, ma la mia fortuna è stata essere suo nipote e non suo figlio”.

E a proposito del padre ammette: “Mio padre invece è un ottimo padre, si è sposato quattro volte ma io e lui abbiamo un rapporto bello, lui per me c’è, non l’ho mai sentito distante, da lui non mi sono mai sentito giudicato. Mi ascolta ma non mi giudica, rispetta le mie scelte”.

Arriva poi una domanda importante: Perché non sei il presidente della Fiat? “Dovrebbero cambiare troppe cose perché ci siano le condizioni che permettano a uno con le mie idee di essere in quel posto. Però devo dire che in Fiat ho lavorato con un bel gruppo di persone e insieme abbiamo fatto dei cambiamenti, la 500 è figlia di quel gruppo, come lo è la sponsorizzazione del team campione del mondo in MotoGp, tutte cose che hanno rinnovato l’immagine del marchio”.

Perché non sei presidente della Juve? “Perché dovrebbero cambiare troppe cose nel calcio per permettere a uno come me di essere presidente della squadra che amo. L’Italia, lo ripeto, ha bisogno di un ricambio generazionale nei luoghi di potere”.