Jovanotti, funk e rap toscano nella grande mela

nyNEW YORK – Funk e rap toscano all’ arrembaggio della Grande Mela: è partita dallo Zebulon, un piccolo pub di Williamsburg, a Brooklyn, l’avventura newyorchese di Jovanotti, per il primo dei set del suo “SoleLuna NY Lab”. Il rapper toscano, 42 anni, si è lasciato andare all’ improvvisazione, “all’arrembaggio” come dice lui, rivisitando in chiave funky alcuni dei suoi grandi successi, da L’ombelico del mondo a Serenata rap al recente Safari.

E’ stata una jam session travolgente e senza soluzione di continuità, nella quale, come aveva promesso, Jovanotti ha fatto letteralmente “esplodere” i suoi pezzi, li ha sovrapposti e rimodulati su ritmiche scatenate. Perfetto il feeling con la band, che oltre agli storici Saturnino e Riccardo Onori, al basso e alla chitarra, ha visto il debutto del batterista brasiliano Gil Oliveira, un ex di Gilberto Gil. Per i fan, circa duecento e in larga parte italiani e italo-americani, è stata l’occasione per godersi un Jovanotti del tutto inedito, gratis e nell’atmosfera raccolta di un club newyorkese.

“Voglio farli ballare tutti, per me è un vero divertimento, il modo di suonare nella città più musicale del mondo” ha detto Jovanotti appena sceso dal taxi, mentre dentro già lo aspettavano in circa duecento. Il cantante non si èsbilanciato sui prossimi lavori, “queste cose non si possono dire, l’ispirazione è una cosa misteriosa”, ma è chiaro che il suo soggiorno americano – resterà qui fino a fine agosto con dodici tappe nei locali della Grande Mela – è per lui un laboratorio di nuove idee. Al termine Jovanotti, che era accompagnato dalla moglie Francesca e la figlia Teresa, 10 anni, si è allontanato in macchina con l’amico Fabio Volo. “Sono il suo motivatore”, scherza lo scrittore bresciano, a New York per la preparazione del prossimo libro: “Mancano solo due capitoli, se sono bravo lo faccio uscire a Natale”. Non si tratterà, anticipa Volo, di un romanzo generazionale: “E’ tutto diverso, si parla di famiglia, del rapporto padre figlio in particolare”.

Tra i tavoli del locale c’era anche l’attore Silvio Orlando, venuto per una rassegna sul cinema italiano: “Jovanotti mi ha detto di questa sua cosa un po’ clandestina, così ho pensato di venire anch’io, del resto lui sta poco a poco assumendo le caratteristiche di un mito italiano e gli vogliamo bene”.
fonte: ansa.it