America Oggi: intervista

America Oggi pubblica una intervista (link) a Jovanotti realizzata da Filomena Troiano.

jovanotti

Jovanotti ritorna a New York City a pochi mesi dal riuscito debutto di febbraio. “Farà musica” da metà giugno alla prima settimana di agosto, con “music sets” tre volte a settimana in diversi locali della città, dei veri laboratori di pura musica. Ritorna con i musicisti a lui più cari e si fa accompagnare da una band di artisti tra i più talentuosi della scena musicale della Grande Mela. Ad Oggi 7 racconta la sua voglia di suonare all’arrembaggio, di interpretare la musica con la forza dell’istinto, parla di un outsider, il suo sesto singolo “Punto”, arrangiato da Sergio Mendes, appena uscito già tra i più venduti, spiega perché “La Parrucca di Mozart”, il libretto di musica scritto e illustrato da lui, da poco nelle librerie, è “soltanto un piccolo libro per bambini e per i grandi con un cuore da bambino” e si dice soddisfatto del grande traguardo raggiunto dalla vendita di “Domani 21/4/2009”, la canzone ideata per raccogliere i fondi per la ricostruzione del teatro e del conservatorio de L’Aquila.

Bentornato a New York. Quasi tre mesi fa il tuo debutto, qui, come cantante. Di che sapore è stato il tuo arrivo questa volta?

«Ma assolutamente uguale alle altre volte nel senso che ogni volta che vengo qui non sento di esserci tornato ma davvero appena arrivato, e per me questo rappresenta innanzitutto una gioia, indipendentemente anche da quello che hai già fatto o che poi farai, soprattutto considerando che io personalmente non so mai cosa realmente farò, che tipo di avventura seguirò. In fondo l’arrivo è questo, senza molti piani, solo con la voglia di lasciarsi andare e fare ciò che più ti piace».

Pubblicazioni di vario genere, siti internet, blogs, voci, parlavano del tuo debutto a New York come di uno degli eventi più attesi dell’anno in città. La cosa certa è il “sold out” velocissimo. Alla fine come è andata realmente?

«È stata un’esperienza assolutamente divertente. I concerti in particolare sono andati bene perché sono stati più che altro una festa, hanno fatto divertire, almeno io mi sono divertito moltissimo, e questa era la cosa più importante ed è rimasta tale. Gli incontri con gli studenti, con alcuni intellettuali poi hanno rappresentato niente più che un bel discorso sulla musica e con la musica e quindi alla fine, come sempre, ho fatto quello che mi piace fare di più. Sono stati quindici giorni davvero positivi».

In quelle due settimane avevi accennato all’idea di fare altre date qui a New York, quest’estate. Ne è nato un progetto, il Soleluna NY Lab, una ventina di show, a partire da lunedì 15 giugno, tre a settimana per circa due mesi. Sembra tu abbia messo su una vera e propria tournée estiva nella Grande Mela.

«Molti colleghi vengono qui, fanno il concerto, va bene, e poi qual è il senso? Semmai tornare un anno dopo con un altro concerto. Io invece ho pensato, perché non fare una cosa diversa? Così parlando con gli organizzatori si è cercato di fare una cosa un po’ inusuale, percorrendo un sentiero meno standard, e così si è deciso di fare un progetto di residenza in uno, due o più locali, piccoli tra l’altro, molto raccolti, con molta atmosfera».

Insomma che cosa hai in mente?

«Innanzitutto per me questa situazione è una cosa estremamente stimolante e l’idea di suonare veramente all’arrembaggio mi dà troppa voglia di iniziare. Faremo una serie di set diversi, per esempio a Nublu, uno dei locali, che è un posto dove si balla di più rispetto agli altri, un posto più selvaggio si può dire, i pezzi li faremo esplodere tutti, faremo i pezzi su basi diverse, ritmi molto veloci. Metaforicamente si può dire che abbiamo scelto dei posti che si possono definire quasi come dei “non luoghi musicali”, dove il ritmo però comanda. E poi magari al Joe’s Pub svilupperemo più le mie canzoni e quindi l’aspetto melodico, le mie canzoni anche più romantiche diciamo così. Però alla fine, a pensarci bene, non so cosa farò esattamente, in linea di massima vorrei imbastire un qualcosa però poi gli spettacoli li creiamo lì, al momento. In generale mi piace avere l’impressione di non dirigere nulla di quello che accade, tutto sommato sono in balìa di quello che succede».

Un esperimento con tanto di pubblico che assiste?

«Esperimento non in senso scientifico ovviamente, il mio lavoro è di per sé un esperimento continuo, provo a fare un disco e alla fine quello che viene fuori è sempre frutto di un esperimento, non c’è mai nessuna certezza. E questo sì, è un vero e proprio laboratorio per cui se c’è qualcosa di interessante per il pubblico è proprio questo, il fatto cioè di venire lì ad assistere alla nascita di qualcosa, quindi non alla presentazione di qualcosa che già c’è ma si assiste, in diretta, alla musica che nasce».

Presentaci la band che ti accompagnerà.

«Innanzitutto mi accompagnano due dei miei musicisti più vicini da sempre, Saturnino e Riccardo Onori e poi ho con me artisti di ottimo calibro, alla parte ritmica ci sono tutti musicisti brasiliani, alla batteria Gil Oliveira che ha suonato con Gilberto Gil, il percussionista è uno di quelli che ha praticamente collaborato con tutti in Brasile e che adesso è di base qui, MediaNoite. Sono bravissimi, sono in grado di fare davvero tutto, preparati ad ogni tipo di approccio musicale. La cosa incredibile di questa città è che alzi il telefono e arrivano dieci percussionisti, tutti bravissimi, non vorresti mandarne via neanche uno, vorresti tenerli tutti con te, è un po’ come stare nel paese dei balocchi per me».

Che direzione sta prendendo la tua musica?

«Non penso stia andando da nessuna parte, vedi la caratteristica della mia musica è che tu più la sposti e più lei torna a se stessa, più io le canzoni le violento, le cambio e più loro alla fine continuano a dire quello che hanno da dire, è come se dentro ci fosse un seme che si arricchisce di cose, prende più strade, un po’ come se si mettesse dei vestiti, però poi alla fine rimane lui, no? e quindi è questo insomma, un seme che continua ad arricchirsi».

Da poche settimane l’uscita del tuo ultimo singolo, “Punto”, il sesto, per l’esattezza, tratto dall’album “Safari”, con l’arrangiamento di Sergio Mendes, che è già nella top ten dei più venduti, sarà il tormentone dell’estate?

«Mi sconsigliavano di farlo. Diciamo che dopo il secondo, il terzo single la gente si stanca, però in fondo il pezzo è talmente diverso dal resto del disco, proprio perché c’è la partecipazione di Mendes, che per me è un po’ un outsider, e ho creduto nella sua forza. Tormentone estivo non lo so, intanto sta piacendo e questo mi fa molto piacere».

Il 29 maggio è apparso nelle librerie “La Parrucca di Mozart” (Einaudi), un libretto d’opera scritto e illustrato da Lorenzo Jovanotti Cherubini, che cosa racconti?

«Innanzitutto Mozart è stato un pretesto, io non conosco bene la musica classica, la conosco come la conosce la maggior parte della gente. Dovevamo scrivere una cosa per uno stage di teatro per bambini nel 2006, 250 anni dalla nascita di Mozart, e quindi un mio amico musicista mi ha chiesto se mi andava di scrivere un libretto usando Mozart in qualsiasi modo. Però ripeto, Mozart è un pretesto, per me è il simbolo del bambino, anzi dell’uomo che riesce a diventare bambino crescendo e questa cosa qui mi interessava. È davvero un piccolo libro, arricchito un po’ dai miei disegni, in cui io non parlo di Mozart per divulgarlo, io parlo di lui come di un personaggio di “Guerre Stellari”, è un’icona insomma, non oso metter piede nella sua vita, nella sua musica perché lui e soprattutto la sua musica rimangono un vero mistero per tutti. E’ quindi un bel racconto ironico e anche per alcuni versi malinconico dell’esistenza del prodigio di Salisburgo, di uno che è convinto che nella musica ci sia una chiave per innamorarsi del mondo, ecco, tutto qui».

La canzone “Domani 21 Aprile 2009”, scritta da Mauro Pagani con la collaborazione tua e di Giuliano Sangiorgi e cantata da una cinquantina di artisti, è nata per raccogliere i fondi per ricostruire il teatro e il conservatorio de L’Aquila. A che punto è il progetto?

«Finora sono state vendute quattrocentomila copie per cui penso che arriveremo a mezzo milione entro fine giugno. Questo è un risultato stupefacente, è vero che parliamo di una causa importante, però considerando la crisi del disco che c’è in Italia, questo rimane un traguardo straordinario. Io avevo lanciato una provocazione dicendo che sognavo un milione di copie e a questo punto non è da escludere, intanto siamo ad un ottimo punto, parliamo di gran lunga oltre il milione di euro, davvero una cosa cha fa molto onore a noi italiani».

La festa con Lorenzo continua dunque, e sarà ancora qui, nella cornice estiva della Big Apple.