Jovanotti racconta “Domani 21/04/2009”

jovanottisangiorgipaganiAlla vigilia di una viaggio, carico del solito camion di energia, Jovanotti parla di «Domani 21/4/09», una specie di nostrana «We Are The Abruzzo», canzone di Mauro Pagani rivisitata in 30 righe e registrata in quella data da ben 56 artisti italiani: «Tutto l’arco costituzionale della musica» ha spiegato il motore dell’idea, appunto Lorenzo, che l’ha concepita durante una telefonata con Giuliano dei Negramaro, sull’onda dell’emozione per il terremoto abruzzese. In un video che riesce ad rimuovere i sarcasmi anche dai cuori più pietrosi, apre Ligabue e convivono felicemente Fabri Fibra e Albano Carrisi, Giusy Ferreri e Carmen Consoli, Zucchero e Pausini, Franco Battiato e Manuel Agnelli, gli Elii e Grignani, Venditti e uno strepitoso Finardi e via discorrendo. L’obiettivo ottimistico di Lorenzo è di vendere, dal 15 quando è prevista l’uscita (costo: 5 euro), un milione di cd/dvd e altrettanto in digitale: le radio trasmetteranno il brano dalle 15,30 di oggi, giusto un mese dalla prima scossa.

Il titolo non è molto allettante, Jovanotti…

«Volevamo dare al progetto un senso storico: gli artisti che vedrete nel video interagire al microfono, lo hanno fatto quel giorno, nello studio di Mauro Pagani a Milano. Oggi con le tecnologie avremmo potuto mandare la base a tutti, invece abbiamo registrato in 3 giorni tutti insieme, a ridosso del dramma: questo dà un valore in più, colloca la cantata nel tempo. E’ stata una cosa spontanea, con l’energia dell’urgenza. Il 21 erano tutti fisicamente presenti, davanti allo stesso microfono, tranne Baglioni, Elisa e la Pausini che son venuti poi. C’è coerenza musicale, non manierismo, ognuno riesce con una parola a metterci dentro un mondo. Di Pagani abbiamo mantenuto l’autorevolezza di garante superpartes: il suo è un pezzo molto semplice che s’è riempito con i talenti».

Ci sono illustri assenti: di Vasco già si sapeva, niente De Gregori, niente Ramazzotti, Zero, Mannoia…

«Le convocazioni sono state fatte in maniera istintiva: Giuliano ed io abbiamo chiamato Pagani e la Caselli che è il motore discografico del progetto; poi abbiamo cominciato a chiamare quelli che avevamo nel telefonino, con adesioni immediate».

Gli incassi, come finiranno?

«Il progetto economico-finanziario è venuto dopo. L’atmosfera che c’era, è la più grande emozione da quando faccio questo lavoro. La musica italiana ricostruisce il Conservatorio Casella e la sede del Teatro Stabile dell’Aquila: lo ha deciso Caterina Caselli; ha fatto lei le telefonate e gli incontri, lei è una istituzione. Ci sarà una tracciabilità dei soldi: andranno in un conto che resta congelato fino all’utilizzo. Ci auguriamo di farne tanti di soldi, anche se una canzone non può ricostruire l’Abruzzo».

Come vi siete organizzati?

«Abbiamo mandato canzone e testo a tutti. Per via delle tonalità, hanno prima cantato i maschi, poi le donne. E’ stato naturale che cominciasse Ligabue, per questa sua voce dove si incontrano tante musiche italiane: il rock, la melodia; poi Tiziano Ferro, Enrico Ruggeri, Gianni Morandi. Subito un pocker d’assi».

C’è tutto il mondo del rap italiano. Si rappa “Estraggo un foglio nella risma nascosto/scrivo e non riesco forse perché il sisma m’ha scosso”.

«Ci sono tutti, Caparezza, Frankie Hi NRG, J AX, Fabri Fibra…».

E adesso Laura Pausini ci piazza pure un bel concerto a San Siro, per l’Abruzzo, tutto di donne.

«Non c’è concorrenza, Laura è pure qui. In questo momento in cui si parla molto di donne in Italia, mi sembra una bellissima idea ristabilire un po’ gli equilibri. Magari ne faremo uno pure noi…».

E lei, che progetti ha ora?

«Abbiamo preso tre piccolissimi club da cento posti, 2 a Manhattan e uno a Brooklyn, e in giugno e luglio mi ci esibirò tre volte la settimana. Vediamo se riusciamo a conquistare New York a partire dall’underground cool… E’ un modo per scriver pezzi, ho preso una piccola sala prove: un investimento piccolissimo. Voglio capire se si può creare un piccolo caso in città, invece di fare un tour mondiale. Un giornalista di Rolling Stone ci ha incoraggiati, vediamo».

fonte: www.lastampa.it