Rock! Prefazione di Lorenzo Jovanotti

Perché un libro (un altro libro) sulla storia del rock? Forse perché questo è un racconto che parte da un giradischi e arriva a un candidato alla casa bianca. Lo spiega, nella prefazione, uno che di musica ne sa qualcosa.

“Se le porte della percezione fossero aperte, tutto apparirebbe all’uomo com’è, infinito”. (William Blake citato da Aldous Huxley, ripreso dai Doors, citato da Piero Negri)

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Leggendo le bozze di Rock! mi viene da dire che questo è il grande racconto di una strada che parte da un giradischi e arriva fino alla candidatura di Barack Obama, un afroamericano, alla presidenza dell’America. Ognuno di questi dischi è un gradino che ha portato il mondo alla candidatura di Obama. Obama è il figlio del rock, della sua capacità infinita di nutrirsi di differenze. Obama compie un prodigio molto rock, una magia vera e propria, con una sostituzione di lettera fa passare il suo quasi omonimo Osama in seconda fila, gli ruba la scena con un gesto che ha molto del rock’n’roll. In molti avevano trovato terribilmente affascinante l’aria cupa e “desertica” dello sceicco saudita miliardario che vive nelle grotte in nome di un ideale, per quanto folle.

L’America e i suoi diretti alleati dopo l’11/9 hanno fatto i conti con un complesso di inferiorità verso quella gente pronta a morire per un’idea, per quanto folle. Obama compie il prodigio. Lui è chiaramente meglio. Ci restituisce una visione. Finalmente uno che ha più energia. Lui dà l’impressione che sia una grande stronzata morire per un’idea, molto meglio vivere per essa, casomai. I martiri del rock muoiono senza grandi ideali comuni, sono tutti morti di solitudine.

Con Obama finalmente torna il gusto di essere uomini di oggi nella sua pienezza, quella che ha molto a che fare con il sogno. E il sogno è materiale utile a chi fa il rock, come l’incubo che ne è il suo negativo necessario. Il rock della jihad non credo sia possibile, perché gli manca l’eros, e senza eros il rock non sta dritto. Di fronte a un disco come si deve, a un concerto come si deve, non c’è altro rito che regge il confronto.
Piero Negri non cede alla seduzione della catalogazione del mondo. Non è un libro labirinto e nemmeno enciclopedico. E’ un viaggio. Un viaggio in soggettiva. Meglio così. Non si sentiva il bisogno di un altro catalogo di dischi, ché ce ne sono tanti e alcuni sono fatti bene (se ne parla anche alla fine del libro). Ora è il momento di raccontare le storie.

Oggi possiamo tenere migliaia di canzoni in pochi centimetri cubi. Per questo fa comodo un libro così. La quantità della musica disponibile con un click è tale che servono porte d’accesso, chiavi di lettura, sguardi utili a fare un percorso, servono accompagnatori, guide non dogmatiche ma appassionate.

Si potrebbero scrivere altri 100 libri con i dischi che Negri non ha messo. Questo Rock! non farebbe una piega lo stesso. L’epopea rock è un pozzo infinito di mitologia. E’ una vertigine questo libro. Un tuffo. Mi vengono in mente quei libretti che li sfogli col pollice velocemente e danno vita a un breve cartone animato. A sfogliarlo al volo cercando di cogliere solo parole casuali viene fuori una canzone già fatta. Un inno. L’inno alla Gioia c’è già. Questo è l’inno all’innocenza, l’innocenza del rock, che è un tipo di innocenza tutta particolare. E’ un’energia.

Ecco, la mia prefazione potrebbe finire qui. Non farebbe una piega. La potete anche cantare con la base che preferite, con una chitarra o con un loop di batteria. Il ritornello potrebbe fare anche solo “Rock!”.

Piero Negri Scaglione
Rock!
Einaudi
(pagg. 206, 13 euro)

fonte: menstyle